Le lune interne di Nettuno nate dai resti di antichi mondi ghiacciati

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Tre lune interne di Nettuno (L arissa, Galatea e Proteo) potrebbero essere nate dai resti di antichi mondi ghiacciati andati in frantumi dopo una gigantesca collisione, forse causata dalla cattura della luna più grande del pianeta, Tritone. A suggerirlo è la composizione chimica unica di questi satelliti, analizzata grazie al telescopio spaziale James Webb g estito dalle agenzie spaziali di Europa, Canada e Stati Uniti. Il risultato è pubblicato sulla rivista Science Advances dai ricercatori del California Institute of Technology (Caltech).

Le osservazioni nel vicino infrarosso del telescopio Webb hanno dimostrato che gli anelli di Nettuno e due delle lune interne (Larissa e Galatea) presentano minerali argillosi mai osservati prima sulla superficie di corpi celesti nel Sistema solare esterno , oltre Giove. Nello specifico, contengono fillosilicati ricchi di magnesio , comunemente presenti negli asteroidi della fascia principale e nelle meteoriti condritiche carbonacee . Questi minerali si formano solo in presenza di acqua liquida , eppure gli spettri di nessuna delle tre lune studiate o degli anelli indicano la presenza di ghiaccio d'acqua.

Inoltre, per formarsi, hanno bisogno di un riscaldamento prolungato e intenso : ciò potrebbe essere avvenuto all'interno di un grande corpo ghiacciato , con il calore proveniente dal decadimento di materiale radioattivo e da altre fonti. E' dunque possibile che le lune interne di Nettuno, con i minerali argillosi esposti sulla loro superficie, siano nate dall 'aggregazione dei detriti prodotti quando l'antico sistema di satelliti del pianeta (probabilmente simile a quello attuale di Urano) venne destabilizzato da catastrofiche collisioni causate da Tritone , la luna più grande di Nettuno, che fu catturata dalla gravità del pianeta dopo essersi formata altrove nel Sistema solare.

Un'altra ipotesi alternativa è che questi minerali argillosi provengano da un pianeta nano di dimensioni simili a Plutone che è passato troppo vicino a Nettuno, venendo frantumato dalla sua gravità.

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