Parisi, cinque priorità per il centro europeo pubblico sull'IA
L 'Europa dovrebbe realizzare un centro pubblico di ricerca sull'intelligenza artificiale che si occupi di tutto ciò che le Big Tech private non hanno interesse a fare. Cinque le priorità : capire i limiti dell'IA, stabilire dei criteri per valutare la sua affidabilità , sviluppare modelli aperti , con procedure di addestramento riproducibili , che vadano oltre il semplice linguaggio e che consumino meno . Lo afferma il Nobel Giorgio Parisi, ospite della Fondazione Basso a Roma per un confronto a distanza con Massimo Florio collegato dalla Casa della Cultura di Milano.
" Capire, e non solo usare , è il compito della ricerca ", afferma Parisi. "Un'azienda che vende un prodotto non ha interesse a capire fino in fondo: ha interesse a che il prodotto funzioni e si venda. Questa è la prima ragione, e la più semplice, per cui serve una ricerca pubblica: perché la domanda 'perché funziona' la fa solo chi non deve vendere".
Con l' AI Act l' Europa ha fatto le regole "e le ha appena rinviate, perché regola una tecnologia che non produce e che capisce poco . Sta costruendo le infrastrutture: il bando per le gigafactory, sette grandi centri di calcolo, si chiude il 12 novembre. Ma i capannoni pieni di processori non sono la scienza , come i cannoni non sono la strategia. Abbiamo le regole , cominciamo ad avere le infrastrutture, non abbiamo l'istituzione scientifica . E senza l'istituzione scientifica le regole invecchiano prima di entrare in vigore e le infrastrutture le riempiono gli altri".
Come il Cern e come l'Agenzia spaziale europea, anche il centro europeo per la ricerca sull'IA non dovrebbe essere limitato al perimetro dell'Unione europea , osserva il fisico."Deve essere aperto a chi condivide le regole , non a chi ha il passaporto giusto".
L' auspicio di Parisi è che l' IA resti uno strumento e non diventi un'autorità. "Le decisioni che pesano sulla vita delle persone, in tribunale, in ospedale, alla frontiera, in guerra, devono restare in mano a esseri umani identificabili e responsabili", aggiunge. "Non è una posizione contro la tecnologia. È la stessa regola che vale per qualunque strumento potente: la responsabilità non si delega a un oggetto ".
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