Peste in Siberia, le 3 risposte che potranno fare chiarezza
Un referto molecolare , la presenza di casi secondari e la sequenza genetica dell'agente infettivo: sono questi gli elementi che permetteranno di fare chiarezza sul caso della donna di 28 anni, tecnica di laboratorio dell'Istituto antipeste della Siberia e dell'Estremo Oriente di Shelekhov, alle porte di Irkutsk, ricoverata il 29 settembre per una polmonite grave , intubata, e morta tra il primo e il 2 ottobre . Lo rileva il microbiologo Francesco Broccolo, dell'Università del Salento. Il rischio per l'Italia , osserva l'esperto, " è, allo stato, trascurabile" ed esistono sia "una terapia efficace e poco costosa " sia "una profilassi post-esposizione che funziona. A oggi non c'è un solo caso secondario , e questo è il dato più rassicurante di tutti".
Tutti e tre gli elementi cruciali per fare chiarezza " sono verificabili ", dice ancora il microbiologo.
Il primo è la pubblicazione di un referto molecolare che indichi con precisione il bersaglio. Per esempio, per la diagnosi del batterio responsabile della peste, lo Yersinia pestis , richiede una tecnica molto precisa, come la reazione a catena della polimerasi (Pcr) , su almeno tre obiettivi , in modo da identificare il ceppo responsabile con precisione .
Il secondo requisito è l' assenza di casi secondari oltre il 10 ottobre : "è l'orologio biologico che decide", osserva. "Se il personale di terapia intensiva che ha intubato la paziente non si ammala, la catena di trasmissione non è mai partita". Questo perché l'intubazione di un paziente con una massima carica batterica è una procedura "massimamente generatrice di aerosol".
Il terzo elemento in grado di dare una risposta certa è il sequenziamento del materiale genetico del batterio.
Serve perciò ancora tempo per fare chiarezza .
Da un lato c'è la successione dei fatti , con esposizione il 25 settembre, sintomi e ricovero il 29, decesso in meno di 72 ore: "L'incubazione della peste polmonare è di uno-quattro giorni - osserva Broccolo - e la malattia, non trattata, uccide in due-quattro giorni dall'esordio. Non ci sono molte polmoniti che si comportano così in una ventottenne sana.
A questo si aggiunge che la dose infettante per via inalatoria di Yersinia pestis è di poche centinaia di batteri, e che la rottura di una provetta di coltura liquida densa è il singolo evento più aerosolizzante che possa verificarsi in un laboratorio di microbiologia: genera istantaneamente particelle nel range respirabile, quelle che arrivano agli alveoli".
Uno dei punti centrali è la mancata protezione da parte del vaccino : "il personale degli istituti antipeste russi è tradizionalmente vaccinato con EV76, un vaccino vivo attenuato di impiego storico nell'area ex sovietica. Ebbene - rileva Broccolo - EV76 offre una protezione ragionevole contro la forma bubbonica, cioè quella trasmessa dalla puntura di pulce, ma protezione scarsa o nulla contro la sfida aerosolica, cioè contro la forma polmonare". Questo limite è noto da decenni in letteratura e riguarda anche il vecchio vaccino americano, dismesso proprio per questo. "A oggi - aggiunge - non esiste al mondo un vaccino licenziato ed efficace contro la peste polmonare; i candidati sottounitari F1-V sono ancora in sviluppo clinico".
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