Tutto da rifare nella ricerca di ET

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Potrebbe essere tutto da rifare nella ricerca di ET. A sollevare il dubbio è Loes ten Kate, astrobiologa delle Università di Utrecht e di Amsterdam, che nello studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy analizza il rischio che le missioni promosse e finanziate finora possano avere trascurato eventuali indizi nel cercare forme di vita extraterrestre .

Ad oggi non sappiamo se esistano altre forme di vita oltre a quelle che conosciamo sul nostro pianeta e dunque è molto difficile immaginare quali caratteristiche potrebbero avere. Nonostante gli sforzi fatti finora in questa direzione, siamo condizionati a cercare su altri pianeti forme di vita simili a quelle che conosciamo. In questo modo, però, rischiamo di non riconoscere elementi che potrebbero invece essere importanti e perfino costituire delle prove.

Il rischio è collezionare dei falsi negativi e a trarre in inganno potrebbero essere " fattori legati all' abbondanza , all' attività , all' aspetto e alla localizzazione della vita; alla conservazione e alla rilevabilità delle sue tracce osservabili ; e ai limiti intrinseci dei nostri metodi di rilevamento ", osserva l'astrobiologa. "A differenza dei falsi positivi - prosegue - i falsi negativi non sono attualmente una priorità nelle agende di ricerca , poiché non comportano rischi immediati".

Per esempio,  "se ci fosse vita sotto una roccia, ma si osservasse la roccia solo dall'alto, quella vita passerà inosservata. Pertanto, è fondamentale indagare a fondo per verificare se nell' ambiente sussistono le condizioni per l'esistenza di forme di vita e se è possibile riconoscere schemi sulla superficie di un corpo celeste. In secondo luogo, esiste il rischio che i decisori politici approvino lo sfruttamento prematuro delle materie prime sui pianeti, con la conseguente distruzione irreversibile di forme di vita non rilevate "

La ricercatrice cita l'esempio dei minerali contenenti ferro trovati su Marte nel 2025 , che mostrano chiaramente un tipo di ossidazione diverso da quello degli altri minerali nelle vicinanze. “ Sulla Terra osserviamo un'ossidazione così diversa solo in seguito alla presenza di vita . Ma questo significa necessariamente che abbiamo a che fare con la vita in un contesto extraterrestre?”

La presenza di questi minerali non è certamente una prova ma, sottolinea l’astrobiologa, se non approfondiamo rischiamo di sottostimare questa osservazione. Eventuali ‘falsi negativi’, ossia non considerare come validi alcuni elementi dubbi, potrebbero avere importanti conseguenze: da un lato potrebbero deviare in altri settori i finanziamenti altrimenti destinati a nuove missioni per la ricerca di vita extraterreste , dall’altro lascerebbero via libera a progetti distruttivi , come lo sfruttamento di materie prime su altri pianeti che danneggerebbero  in modo irreversibile forme di vita non rilevate.

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