Vita difficile per i ricercatori extra-Ue che lavorano in Italia

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(ANSA) - ROMA, 07 SET - I ricercatori stranieri che vengono a lavorare in Italia, specialmente quelli provenienti dall'esterno dell'Unione Europea, si trovano ad incontrare molti ostacoli burocratici e amministrativi che penalizzano pesantemente sia la loro vita personale che quella professionale, impedendogli ad esempio di partecipare a congressi o a esperimenti in altre strutture di ricerca. La difficoltà principale riguarda l'ottenimento del permesso di soggiorno, che deve essere rinnovato ogni anno, come emerge dalle testimonianze di quattro astronomi e astrofisici raccolte dall'Istituto Nazionale di Astrofisica e pubblicate sul sito Media Inaf.
"Sono stata costretta a perdere un'occasione molto importante e rara a marzo 2026 - racconta un'astronoma che sta completando nel nostro paese un dottorato su galassie e buchi neri - quando avrei dovuto recarmi in Cile per effettuare osservazioni delle galassie. Là avrei anche avuto l'opportunità di tenere allo European Southern Observatory (Eso) un seminario sul mio lavoro". La ricercatrice ha dovuto disdire il viaggio, perché dopo più di sette mesi il permesso di soggiorno non le era ancora stato rinnovato.
"La procedura prevede il ritiro del kit di richiesta, la preparazione di tutti i documenti, la consegna all'ufficio postale, il pagamento delle tasse, la presentazione in questura per il rilevamento delle impronte digitali e, infine, l'attesa fino al rilascio del permesso", aggiunge una ricercatrice nel campo delle atmosfere planetarie ancora in attesa del documento.
"Sulla carta sembra semplice, ma nella pratica può diventare complicato, perché uffici diversi a volte forniscono informazioni o interpretazioni diverse dei requisiti". (ANSA).

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