Caldara a L’Eco: «Atalanta, il cammino sarà lungo e difficile. Il Venezia va rispettato»

L’INTERVISTA. L’ex difensore ha giocato con le due squadre. Nel 2016 partecipò alla svolta di Gasp: «Mi andò bene, entrai a ottobre. Se avessi giocato prima avrei fatto danni. Al Milan feci fatica ad adattarmi alla difesa a quattro. Spero che i giocatori capiscano presto Sarri, ma quest’anno sarà dura arrivare in Europa attraverso la A».

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Mattia Caldara ha smesso da un anno con il calcio e ha tante strade davanti: sta per ottenere la licenza Uefa B da allenatore, insegna calcio ai bambini dell’Azzano e ha fatto qualche apparizione come opinionista a Dazn. Sentendolo parlare, viene da pensare che possa avere un brillante futuro sia in panchina che come commentatore: analizza le situazioni, non fa sconti, spiega il processo che sta attraversando l’Atalanta, a cui è sempre legatissimo. Avvertendo: «È difficile resettare: il processo rischia di essere lungo».

Perché l’Atalanta è così in difficoltà?

«Da atalantino sapevo che l’inizio non sarebbe stato facile e immagino che se lo aspettasse anche la società: era logico che non si potesse subito andare forte, visto il cambio di filosofia. È cambiato tutto: ora si fa l’opposto di ciò che è stato fatto per dieci anni. Sarri è un perfezionista e a livello tattico dà tante nozioni, che vanno in conflitto con ciò che era stato appreso in precedenza. Ci sono giocatori che vanno in difficoltà più di altri».

Quanto durerà il processo?

«È difficile resettare: spero che duri poco e che il tecnico riesca a entrare nella testa di tutti. Mi auguro di tornare a vedere un’Atalanta che gioca per vincere e che diverte, che ci mette la grinta e va all’attacco. Non dimentichiamo che a Napoli Sarri faceva un gran calcio, da avversario ho bei ricordi: magari non si possono raggiungere quei livelli perché certi giocatori non sono replicabili, ma mi aspetto un’altra Atalanta. E già nelle ultime partite ho iniziato a vedere qualcosa».

Lei è stato protagonista della precedente rivoluzione, dieci anni fa.

«Sono stato fortunato, perché ho iniziato a giocare a ottobre, quando il processo era quasi completato: se fossi sceso in campo ad agosto, avrei fatto più danni della grandine. All’inizio i carichi erano enormi e non mi sentivo all’altezza: quando abbiamo ingranato fisicamente, ero un’altra persona».

Pensa che l’Atalanta uscirà in autunno, come nel 2016?

«Vedo troppe differenze: noi superammo il momento perché andavamo al doppio degli altri, in primis era una questione fisica. Ma ora tutti si allenano di più e non c’è quell’ingrediente: si può trovare in altri aspetti, come qualche dettaglio tattico. Spero che l’Atalanta esca alla svelta, ma non è così automatico».

Leggi l’intervista completa su L’Eco di Bergamo di sabato 10 ottobre, a pagina 42

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