Tavernola, sub in cerca di ordigni tra i cumuli di gomma sommersa al Corno
L’INDAGINE. Da Ancona al Sebino per l’ispezione bellica propedeutica alla futura rimozione del materiale. Rinaldi: «Per l’autunno atteso il progetto per la bonifica».
Lettura 2 min.Da cima a cima, da sinistra a destra e viceversa. Poi scendono di qualche metro e ricominciano. Tra le mani metal detector e magnetometro, per verificare la presenza dei target metallici ed escludere si tratti di ordigni bellici. Sul capo una speciale maschera, collegata con la superficie tramite un cavo «ombelicale» (lo chiamano così per il paragone con il cordone del ventre materno) che permette al sub di ricevere aria compressa per respirare e di alimentare telecamera e luce per documentare i ritrovamenti sul fondale.
Sono iniziate il 3 e si concluderanno il 10 luglio – salvo sorprese – le indagini belliche della Carmar Sub Srl di Ancona, incaricata dall’Autorità di bacino di effettuare, per 75mila euro, la ricognizione propedeutica al completamento del progetto per la rimozione delle montagne di gomma sommersa ai piedi del Corno, all’altezza della galleria di Tavernola.
Trovata una Fiat Cinquecento
«Possono scendere solo i sub specializzati nella bonifica bellica – spiega Giampiero Burraschi, alle spalle trent’anni di esperienza anche sulle piattaforme petrolifere, e responsabile della parte operativa della Carmar Sub –, siamo pochi in Italia, certificati dal ministero della Difesa, cui facciamo riferimento». Alla mattinata di martedì 7 luglio il fondale delimitato dalle boe arancioni e da due cime posizionate di fronte al parcheggio della galleria non aveva rivelato la presenza di bombe o residuati bellici. Solo una biciclettina, qualche griglia metallica, rifiuti abbandonati da chissà quanti anni. «E perfino una Fiat Cinquecento storica», raccontano i professionisti, che già in primavera erano stati a Tavernola per un’indagine preventiva tramite la magnetometria e il «Multibeam», un sistema di sonar utilizzato per mappare i fondali. «Avevamo rilevato diversi segnali tramite i targhet ferrosi, ma non sapevamo cosa fossero». Da venerdì 3, quindi, quattro sub si alternano sott’acqua per le verifiche più puntuali.
Fino a 40 metri
Il fondale in quel tratto di lago scende fino a 40 metri di profondità, «ma poi risale a causa dei cumuli di gomma – proseguono – ; quelli non possiamo toccarli». Non potendo sapere cosa nascondono, è possibile che nel momento della bonifica della gomma servirà anche il supporto della Marina o della stessa Carmar Sub, per procedere a strati ed evitare sorprese.
«Ci si augura che non emergano ordigni – sottolinea Rinaldi –, anche perché attendiamo per l’autunno il progetto definitivo esecutivo per la rimozione della gomma e la bonifica del fondale, che dovrà tener conto dei risultati dell’indagine bellica». Ma i tempi, in caso dovessero essere ritrovati ordigni, potrebbero allungarsi, dato che in questo caso la «palla» verrebbe passata alla Marina militare. Proprio per questo, in un’ottica preventiva, le ordinanze per l’occupazione di suolo pubblico e i divieti di navigazione sono in vigore fino al 24 luglio. Ma venerdì 10 luglio i sommozzatori specializzati dovrebbero terminare il lavoro. Fino alla fine delle operazioni, comunque, nel parcheggio di fronte alla caserma carabinieri resterà posteggiata anche la camera iperbarica dell’azienda di Ancona, posizionata in caso di emergenza in fase di risalita e decompressione.
«Con il definitivo esecutivo avremo cifre e tempi certi per i lavori – conclude Rinaldi –. Per quanto riguarda le risorse, Regione si è impegnata a trovarle e sono fiducioso». Per la progettazione e le indagini propedeutiche il Pirellone aveva già stanziato 373mila euro. Lo studio di fattibilità stimava che, per la bonifica, ne servissero oltre 3 milioni. Sta di fatto che, per vedere in azione sub e mezzi per dragare il fondale, bisognerà attendere il 2027. Ma per il problema che da decenni interessa una delle aree paesaggisticamente più caratteristiche del medio lago comincia a vedersi una via di uscita.
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