L’abete del Nord America per difendersi dal bostrico

LA SPERIMENTAZIONE. Regione e Consorzio Menna-Ortighera hanno messo a dimora 2.500 Douglasia a Roncobello. Più resistente al coleottero che sta distruggendo i boschi. L’esperto: potrebbe sostituire l’abete rosso.

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Valle Brembana

Addio abete rosso sulle Orobie? Arriverà, dal Nord America, l’abete di Douglas? Cambierà quindi - seppure non di molto e soprattutto solo tra diversi decenni - il panorama forestale delle nostre montagne? La sperimentazione è iniziata anche in Lombardia, dalla nostra provincia. Più esattamente dalle montagne sopra Roncobello, in alta Val Brembana.

Il bostrico, negli ultimi 6-7 anni, ha distrutto centinaia di ettari di abeti anche nella Bergamasca. Ma, precisano poi gli esperti, il coleottero c’è sempre stato: semplicemente da alcuni anni ha trovato terreno favorevole in alberi diventati sempre più vulnerabili e «stressati» per via del caldo. Insomma, il bostrico più che una causa dei nostri alberi malati, sarebbe un effetto: abeti rossi già deboli, quindi facilmente attaccabili.

È in questo quadro che si inserisce la sperimentazione voluta dalla Regione Lombardia (Ersaf) tramite il Consorzio forestale Menna-Ortighera (Comuni di Roncobello, Lenna, oltre il Colle, Cornalba, Dossena). Una sperimentazione annunciata peraltro tre anni fa, nel 2023, quando l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, venne in sopralluogo a Branzi, l’area più colpita dalla devastazione provocata dal coleottero killer.

La sofferenza dell’abete rosso

«Quanto sta accadendo anche alle Orobie - spiega il direttore del Consorzio forestale, Nicola Gallinaro - è la conseguenza della sofferenza dell’abete rosso soprattutto a quote inferiori ai 1.700 metri, con inverni non più rigidi come una volta ed estati molto calde. L’albero è “stressato”, è diventato più vulnerabile al bostrico. Il coleottero è endemico e regolatore: dà il colpo di grazia alle piante più deboli. Ma se tutte le piante sono deboli è un disastro». Negli ultimi anni si è cercato comunque di difendere gli abeti rossi dagli attacchi: le strategie hanno incluso la scortecciatura rapida di alberi infestati e la rimozione del potenziale materiale riproduttivo (alberi deboli o caduti) prima che la nuova generazione di adulti potesse sfarfallare e diffondersi, il monitoraggio costante onde effettuare controlli per individuare tempestivamente eventuali altre infestazioni, l’utilizzo di trappole a feromoni per il monitoraggio e la cattura massale del coleottero.

E negli ultimi anni la «morìa» di alberi sembra calata. Ma si guarda comunque oltre, a un futuro in cui l’abete rosso potrà essere sostituita da una nuova specie, appunto l’abete di Douglas. «Le sperimentazioni sono in corso in Europa, in Austria, in Germania, perché il problema è diffuso - dice Gallinaro - e anche in Italia: da molti anni, per esempio, in Toscana. In Lombardia la pianta è già presente, in aree molto piccole, come quelle di Corni di Canzo, nel Comasco».

Albero alto fino a 75 metri

L’abete di Douglas è chiamato anche Douglasia o, impropriamente, pino dell’Oregon: è una conifera sempreverde diffusa nelle regioni costiere del Nordamerica dalla Columbia Britannica (Canada), alla California (Stati Uniti). Particolarmente diffusa negli stati di Washington e Oregon, è una fonte primaria di legname. Il suo habitat varia dal livello del mare sino a un’altezza di 1.800 metri. È un albero maestoso, tra i più alti per altezza raggiunta nel mondo (dopo la sequoia della California). L’altezza si aggira attorno ai 60-75 metri e più mentre la larghezza anche ai 1,5-2 metri di diametro.

La sperimentazione al via

La sperimentazione è partita, con le prime 2.500 piantine messe a dimora alla fine della scorsa estate, nella zona a monte del municipio di Roncobello, area in cui l’abete rosso è stato distrutto dal bostrico. «Le dimensioni di questa piante - continua il direttore del Consorzio forestale Menna-Ortighera - sono simili a quelle dell’abete rosso. All’occhio, spesso è difficile distinguerlo, quindi il panorama cambierebbe di poco. Ma l’albero è molto più resistente agli attacchi del bostrico».

Un albero, peraltro, già conosciuto e presente in Lombardia. Proprio Ersaf nei mesi corsi ha effettuato un censimento sulla popolazione della Douglasia, raccogliendo dati e informazioni sulle loro caratteristiche, sullo stato fitosanitario e sulle condizioni ambientali in cui si sviluppano. «Alcune piantumazioni - prosegue Gallinaro - sono state fatte proprio in bassa Valle Brembana, ma si trattava di poche piante. A Roncobello, in un’area facilmente accessibile e quindi monitorabile, sono state messe a dimora 2.500 piantine, alte tra il mezzo metro e il metro. Crescono un po’ più velocemente dell’abete rosso, ma per avere la pianta utilizzabile come legname serviranno 60-70 anni». Ed è anche la qualità del legname ad avere orientato gli esperti verso questa specie.

Legname di qualità

«I mercati del legname dell’Est, per esempio dalla Russia o dalla Bielorussia - continua l’esperto - sono chiusi. L’Europa, quindi, per i prossimi anni, va alla ricerca di nuove fonti e l’abete di Douglas potrebbe essere la risposta giusta: è legno di qualità, resistente e anche nel bosco non dà problemi, non è invasivo. La sperimentazione a Roncobello avrà carattere di ricerca per acquisire il più possibile conoscenze sull’idoneità del sito, sulla crescita e la salute della pianta. L’obiettivo è entrare in una rete nazionale di sperimentazione che, a breve, probabilmente sarà finanziata dal ministero dell’Agricoltura: comprende già l’Università di Firenze e la Provincia di Trento».

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