Villaggio minerario e incisioni rupestri: Carona apre il suo museo archeologico
LA RICERCA. Conclusi dopo 13 estati gli scavi a 1.700 metri: «È il sito più completo delle Alpi, fu attivo per mille anni». Dall’8 agosto il MIRCarona esporrà i risultati con le riproduzioni delle scritte celtiche della Val Camisana.
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Il villaggio minerario attivo per un millennio (dal V secolo dopo Cristo) ai Piani di Sasso e le incisioni rupestri della Val Camisana (dal V al I secolo avanti Cristo) saranno raccontati in un museo. Si chiamerà «MIRCarona», ovvero Museo delle incisioni rupestri di Carona e verrà inaugurato l’8 agosto, in due edifici recuperati in località Porta, nel paese dell’alto Brembo.
Dopo 13 estati, il Civico museo archeologico cittadino ha concluso le ricerche, promosse dal Comune di Bergamo, ai 1.700 metri di quota dei Piani di Sasso, area conosciuta anche come Cava Sabba che si può vedere dalla strada per il rifugio Longo (Carona). «Quello che è emerso è il villaggio minerario più completo delle Alpi», dice la direttrice del Civico museo, Stefania Casini.
Universitari al lavoro
Gli scavi condotti dagli archeologi, in questi anni hanno consentito (su 15 settori distinti) di riportare alla luce i resti di un villaggio minerario presente già dal VI secolo dopo Cristo e attivo almeno fino al XVI secolo.
Le ricerche dall’8 al 26 giugno
«La presenza dell’uomo in quell’area, grazie alla datazione al carbonio - spiega Enrico Croce, responsabile degli scavi che, dall’8 al 26 giugno scorso, hanno visto impegnati 14 archeologi - è stata accertata dal V secolo. Dal secolo successivo, invece, sono iniziate le attività di produzione del ferro, sospese poi per alcuni secoli e riprese dall’XI al XVI secolo». Tra le strutture rinvenute durante gli scavi (una anche durante la campagna di questa estate), le cosiddette reglane, ovvero i forni di torrefazione. Servivano per sminuzzare e cuocere il minerale, liberandolo da solfuri e carbonati, prima delle operazioni di riduzione, condotte in loco nell’Alto Medioevo».
Nella fase successiva di attività del villaggio, invece, ovvero dall’XI secolo, il minerale venne quasi certamente trasportato per essere fuso negli altiforni a Carona, Branzi o Bordogna. «Sempre dagli scavi di quest’estate - prosegue Croce - sono emersi i resti murari di una struttura addossata al terreno, di incerta interpretazione. Una tecnica costruttiva che in montagna era diffusa anche per le baite».
La campagna del museo è conclusa
La campagna affidata al museo archeologico è conclusa «ma l’auspicio - commenta la direttrice Casini, a fine mandato - è che possa continuare nei prossimi anni, magari con il coinvolgimento di altri enti di ricerca».
Terminate le ricerche stagionali, come previsto dalla concessione ministeriale gli scavi sono stati ricoperti. «Per trasformare in futuro l’area in un parco archeologico visitabile al pubblico - spiega Casini - servirebbero interventi di conservazione e consolidamento. Un progetto complesso, vista anche l’altitudine e la zona, che dipende dalla politica. Le ricerche, anche con il supporto di analisi paleoambientali condotte dal Cnr, ci hanno rivelato un villaggio minerario per ora unico sulle Alpi, sicuramente il più completo visto che copre un arco temporale di mille anni».
L’apertura del museo l’8 agosto
Nel futuro museo di Carona (per ora sarà un’esposizione), che aprirà l’8 agosto, troveranno spazio alcuni reperti del villaggio: scorie della lavorazione del ferro, chiodi e altri oggetti, oltre a video che ne racconteranno gli anni di ricerca.
Sempre negli spazi del museo saranno poi riprodotte alcune delle 200 incisioni in linguaggio celtico, risalenti a 2.500 anni fa, scoperte dal 2005 in Val Camisana, sulle pendici del monte Aga (oltre i 2.000 metri di quota). E c’è l’ipotesi, ma sarà valutata in seguito, di portare qui anche il calco ora posto nei pressi della parrocchiale che riproduce su una pietra l’incisione del masso più grande.
«Il MIRCarona, allestito dal museo archeologico di Bergamo, nasce da due edifici fatiscenti recuperati dal Comune nel centro storico - spiega Alberto Agazzi, responsabile comunicazione del Comune di Carona -. Sarà una struttura chiusa ma con pareti di vetro e illuminata. Proprio per questa sua particolarità, l’esposizione sarà visibile dall’esterno 24 ore su 24».
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