«Omero», autonomia e relazioni per le persone cieche o ipovedenti
L’ASSOCIAZIONE. Da oltre quarant’anni l’associazione promuove attività di accompagnamento dai sentieri di montagna ai campi da gioco. L’obiettivo è costruire occasioni di incontro.
Lettura 2 min.Da oltre quarant’anni l’associazione Omero Bergamo accompagna persone cieche e ipovedenti dentro esperienze che parlano di autonomia, relazione, partecipazione. Dai sentieri di montagna ai campi da gioco, l’obiettivo resta lo stesso: esserci, farsi conoscere, costruire occasioni di incontro e confronto. L’associazione nasce nel 1985 come realtà dedicata allo sport e al tempo libero per persone non vedenti. Oggi conta circa 360 soci, di cui 150 con disabilità visiva, una decina con disabilità fisica e poi volontari, tecnici e atleti guida che affiancano le attività. «Noi siamo ciechi, ma spesso è la società che non vede noi», sintetizza Dario Merelli, legale rappresentante dell’associazione.
Entrare nella vita della comunità
Una frase che racconta bene il senso del lavoro portato avanti da Omero: non chiudersi in spazi separati, ma entrare nella vita della comunità, nelle scuole, nello sport, nei luoghi pubblici, nelle relazioni quotidiane. Lo sport è da sempre il cuore dell’associazione. La prima disciplina praticata è stata il torball, una sorta di pallamano per non vedenti con palla sonora. Oggi Omero è l’unica società italiana con quattro squadre nei campionati nazionali: due in Serie A e due in Serie B. Ha anche una squadra femminile, Omero Smile, protagonista del primo torneo internazionale femminile organizzato recentemente a Cenate Sotto. Accanto al torball ci sono goalball, sci nordico e alpino, atletica leggera, nuoto amatoriale e tante altre occasioni. Nel goalball, disciplina paralimpica, Omero è campione d’Italia da otto anni consecutivi: «Abbiamo conquistato 14 scudetti dal 2001 a oggi. Nel 2024-2025 e 2025-2026 abbiamo vinto anche la Coppa Italia e Super Coppa. Forniamo alla Nazionale italiana la metà degli atleti in campo», dice con orgoglio Merelli e prosegue: «Siamo un vivaio paralimpico anche per l’atletica leggera».
Si parte dalla base: «Diamo a tutti la possibilità di fare qualcosa. Poi, se qualcuno ha la capacità per arrivare ad alti livelli, facciamo di tutto per accompagnarlo», spiega. Tra gli atleti passati dall’associazione ci sono anche campioni come Martina Caironi o Oney Tapia. Ma il punto, sottolinea Merelli, non è soltanto vincere medaglie: «È aiutare le persone a scoprire possibilità nuove». Lui stesso racconta di aver perso la vista a 23 anni e di aver attraversato un periodo difficile: «Non sapevo più chi fossi. Poi ho incontrato persone che facevano cose che non immaginavo e ho capito che potevo farle anch’io», rivela Merelli, medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Barcellona del 1992. Omero porta questa consapevolezza ed esperienza anche nelle scuole del territorio, con incontri dedicati ai ragazzi. Si parla di disabilità, ma anche di rispetto, bullismo, accettazione di sé e degli altri.
Una traccia alla volta
Ci sono poi i corsi di ginnastica, ballo, difesa personale, acqua gym, attività ricreative e le cene al buio. In questi percorsi si inserisce anche la collaborazione con il Club Alpino Italiano per la guida «Insieme sui sentieri. Ognuno con il proprio passo». Le camminate fanno parte della storia dell’associazione da sempre. Omero ha quindi aderito «molto volentieri a questa rete», contribuendo anche a un passo ulteriore: la realizzazione, in collaborazione con l’Istituto superiore Ettore Majorana, di podcast con guida audio ai sentieri mappati. Attraverso i QR code collegati alla guida, è possibile ascoltare la descrizione dettagliata del percorso, delle difficoltà, del paesaggio che la circonda. Una traccia alla volta, ogni sentiero è e sarà raccontato. Intanto l’appuntamento è alla festa enogastronomica organizzata dall’associazione all’Area feste di Pedrengo, dal 17-21 giugno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA