Comunicato Stampa: CRV - Presentato in Consiglio Veneto il Forum Nazionale sugli Enti Locali: Roma, venerdì 2 ottobre.
Forum Nazionale sugli Enti Locali: Roma, venerdì 2 ottobre. Morosin (LVR): “Sono contrario al centralismo e alle forme di assistenzialismo. Restituiamo agli Enti locali la centralità che meritano. Vanno premiati i comuni virtuosi”
(Arv) Venezia, 25 settembre 2026
Oggi, nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini, il consigliere regionale Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica) ha presentato il Forum Nazionale sugli Enti Locali, in programma venerdì 2 ottobre, a partire dalle 9, a Roma, nella sede della Giunta regionale del Lazio.
Il consigliere regionale, l’avvocato Alessio Morosin, ha informato che “al Forum Nazionale sugli Enti Locali di Roma verrà trattato un tema molto importante: la gestione e la finanza delle amministrazioni locali. In Veneto, la trasparenza e l’efficacia dei nostri Enti locali sono stati sempre un motivo di vanto. Parliamo di diritto pubblico, ispirato al criterio della rigorosa legalità. Ricordo che gli Enti locali, secondo il dettato costituzionale (articolo 119), dovrebbero avere autonomia di entrata e di spesa.”
“La Regione del Veneto e i nostri Enti locali meritano grande attenzione anche per il loro comportamento virtuoso e per la correttezza nella gestione delle risorse – ha sottolineato Morosin - I numeri, del resto, parlano chiaro. A fronte di esborsi che superano gli 11.600 euro pro capite per la Regione Trentino-Alto Adige, e arrivano a circa 10.500 euro nel Lazio, Regione a statuto ordinario, il Veneto riceve trasferimenti per circa 6.400 euro pro capite. È una situazione che pone una questione di equità e che non può essere giustificata semplicemente richiamando il principio della solidarietà. La solidarietà e la sussidiarietà sono principi che condivido pienamente, ma devono essere applicati correttamente. È proprio per questo che è importante dare voce ai numeri, perché essi fotografano la realtà ed evidenziano la necessità che il Veneto veda riconosciuti e rispettati i principi sanciti dalla Costituzione. Costituzione che va applicata nel suo insieme e non interpretata secondo ciò che può risultare conveniente per qualcuno.”
“Sono quindi contrario al centralismo e alle forme di assistenzialismo che continuano a essere perpetrate – ha messo in chiaro l’avvocato Alessio Morosin - Occorre restituire agli Enti locali la centralità che meritano: quelli virtuosi devono essere messi nelle condizioni di operare con maggiore autonomia e semplificazione, mentre laddove emergano situazioni di mancata virtuosità devono essere adottati strumenti efficaci per riportare gli Enti a una corretta gestione.”
“In questo senso – ha concluso il consigliere regionale Alessio Morosin - il dottor Venturato, Presidente dell'INREL, ha anticipato una proposta concreta che va nella direzione di una più corretta applicazione di questi principi, in particolare attraverso il recupero delle somme dovute e non riscosse, relative a imposte e tributi locali. Un recupero oggi spesso ostacolato da una burocrazia eccessivamente complessa e, in alcuni casi, asfissiante. Abbiamo bisogno di semplificazione. Laddove c'è virtuosità, la semplificazione può funzionare; laddove, invece, persistono inefficienze, occorre intervenire per garantire il corretto funzionamento del sistema. Il centralismo, in particolare, non aiuta né la semplificazione, né l'attuazione delle leggi e dei principi costituzionali. Occorre quindi ribadire una distinzione fondamentale: solidarietà e sussidiarietà sono principi costituzionali, mentre l'assistenzialismo è un'altra cosa. Confondere questi concetti significa tradire il significato stesso di quei principi.”
Il dott. Massimo Venturato, Presidente Nazionale di INREL (Istituto Nazionale Revisori Enti Locali), ha illustrato le questioni e i problemi più rilevanti per gli Enti locali, che saranno oggetto del Forum di Roma del 2 ottobre.
“Nella gestione delle risorse pubbliche, è necessario ispirarsi al criterio della buona e sana amministrazione, evitando lo spreco di risorse, che vanno utilizzate a beneficio della collettività – ha chiarito il dott. Venturato – In Italia, soprattutto al Sud, sugli Enti locali pesa la riscossione non sempre virtuosa delle entrate e, così, essi non riescono a far fronte in modo completo alle spese per garantire alla collettività i servizi richiesti. In Veneto, i comuni sono nella stragrande maggioranza virtuosi: la riscossione delle risorse si attesta intorno all’80-85%, quindi una ottima performance. Bisognerebbe introdurre meccanismi automatici di riscossione, incrociando le banche dati: ad esempio, se un cittadino non ha assolto l’obbligo di pagamento dell’IMU, non può rogitare o registrare un contratto di locazione. Creare meccanismi virtuosi per rendere efficace la riscossione delle entrate è propedeutico ad affrontare la questione dei servizi che vanno garantiti ai cittadini.”
L’avvocato amministrativista Carola Pagliarin, docente dell'Università degli Studi di Padova, ha affrontato la questione della riforma della responsabilità davanti alla Corte dei conti, un altro tema importante che verrà trattato nel corso del Forum sugli Enti locali.
“La Legge n. 1/2026 – ha ricordato la docente - ha modificato in modo significativo la responsabilità davanti alla Corte dei conti, nella considerazione che il timore della responsabilità è una delle ragioni che, secondo il Legislatore, blocca l’azione amministrativa. La nuova normativa prevede una definizione di colpa grave: si risponde per il danno all’erario se la condotta è sorretta almeno da colpa grave. E l’articolo 3 della legge contiene una delega al Governo che dovrebbe portare a una riforma organizzativa della Corte dei conti. Verrà inoltre ridotto il rischio, con la previsione di un tetto al risarcimento.”
In base alla banca dati curata dall’Agenzia per la Coesione Territoriale, in Italia la quota di spesa pubblica attribuita agli Enti locali è scesa dal 57,1% del 2004 al 52,1% del 2024. In calo anche la quota di entrate proprie, dal 23% al 18%. Il confronto europeo e le differenze territoriali fotografano un progressivo ridimensionamento del peso finanziario delle amministrazioni locali. Da alcuni anni, è in atto in Italia un processo di ri-accentramento della spesa pubblica, che emerge con evidenza dall’analisi dei dati. Nel 2024, infatti, il 52,1% della spesa pubblica è imputabile alle amministrazioni locali, contro il 57,1% registrato vent’anni prima, nel 2004. Il dato emerge con maggiore chiarezza anche dal confronto europeo. Al netto della spesa previdenziale e degli interessi, considerando dieci Paesi europei, cinque dei quali a ordinamento federale, nel 2024 la quota di spesa pubblica riconducibile alle amministrazioni locali risulta più elevata in Svizzera e Belgio, seguiti da Spagna e Germania. L’Italia si colloca al sesto posto, recuperando alcune posizioni rispetto al 2022, quando figurava al nono.
Il processo di accentramento riguarda anche il versante delle entrate. Attualmente, le amministrazioni locali sono titolari del 18% del gettito, mentre nel 2004 la loro quota di entrate proprie raggiungeva il 23%. In vent’anni si registra dunque una riduzione di quasi cinque punti percentuali.
Anche in questo caso, il confronto internazionale evidenzia differenze significative. In Svizzera e Germania, Paesi federali, l’attribuzione del gettito è nettamente orientata verso le amministrazioni locali: quasi il 60% delle entrate risulta infatti decentrato. L’Italia si colloca al settimo posto, con un livello intermedio rispetto a Polonia e Austria.
Un ulteriore elemento di interesse emerge dall’analisi della spesa pubblica regionalizzata. Secondo i dati della banca dati dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, la spesa pubblica regionalizzata a livello nazionale sfiora i 12.700 euro per abitante. Considerando il complesso della spesa pubblica regionalizzata, il Nord supera il Sud di circa 1.700 euro pro capite. Il quadro cambia, tuttavia, se si escludono le spese previdenziali: in questo caso è il Sud a superare il Nord, con circa 300 euro di spesa in più per abitante.
La differenza territoriale emerge ancora più nettamente rapportando la spesa pubblica al PIL. A fronte di una media nazionale pari al 43,3%, nel Mezzogiorno la spesa pubblica sfiora il 59% del PIL, oltre 20 punti percentuali in più rispetto al Nord.
Particolarmente significativo è infine il quadro relativo ai Comuni di minori dimensioni. I piccoli Comuni rappresentano circa il 70% del totale delle amministrazioni comunali, interessano il 16,4% della popolazione italiana e coprono il 54,9% della superficie nazionale.
Sul fronte delle entrate, i Comuni hanno visto crescere sensibilmente la propria quota sul totale nazionale, passata dal 4,8% del 2010 al 6,5% nel biennio 2014-2015, per poi ridursi nuovamente. Nel 2023 la quota si è attestata al 5,1% delle entrate complessive.
Dal lato della spesa, invece, dal 2020 si registra una sostanziale stabilizzazione della quota imputabile ai Comuni, intorno al 7%. Si tratta comunque di un valore inferiore rispetto all’8,5% registrato nel 2010.
I dati delineano quindi un quadro caratterizzato da una progressiva riduzione del peso finanziario delle amministrazioni locali, sia sul versante della spesa sia su quello delle entrate, all’interno di un sistema che continua a presentare marcate differenze tra territori e significativi divari rispetto agli altri Paesi europei.
La responsabilità editoriale e i contenuti di cui al presente comunicato stampa sono a cura di CONSIGLIO REGIONALE VENETO
© RIPRODUZIONE RISERVATA