Comunicato Stampa: Flavio Baldan (M5S): “Caccia e sostenibilità, il Ddl 1552 e il vizio d’origine"

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(Arv) Venezia, 30 luglio 2026

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Veneto, Flavio Baldan, ha illustrato oggi, a Venezia, nella sala stampa “Oriana Fallaci” di palazzo Ferro Fini, sede dell’assemblea legislativa regionale, i contenuti del disegno di legge n. 1552 della XIX legislatura, all’esame del Parlamento nazionale, volto alla riforma della legge quadro n. 157/1992 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, con la dott.ssa Paola Peresin, Wildlife manager e autrice di un intervento sulla stampa intitolato “Caccia e sostenibilità. Il Ddl 1552 e il vizio d’origine”.
“Il tema della caccia, così come viene affrontato con il disegno di legge n. 1552, rappresenta per noi, del Movimento 5 Stelle, una questione fondamentale - ha ricordato il capogruppo, Flavio Baldan - perché noi siamo ambientalisti e crediamo nella tutela della fauna, degli ecosistemi e dell'ambiente. Per questo non possiamo condividere l'impostazione della maggioranza e, in particolare, della destra che oggi governa il Paese. Abbiamo una visione completamente diversa della protezione dell'ambiente e abbiamo ribattezzato questo provvedimento come "sparatutto" perché, di fatto, va proprio in quella direzione. Siamo pronti a dare battaglia in tutte le sedi istituzionali l'obiettivo di modificare profondamente questo disegno di legge o impedirne l'approvazione in questa forma. Il tema della caccia riguarda anche la sostenibilità, un principio sancito dall'articolo 9 della Costituzione, che richiama la tutela dell'ambiente nell'interesse delle future generazioni. È quindi una questione centrale per la conservazione del nostro patrimonio naturale. Il disegno di legge stravolge la legge 157 del 1992: prevede, in particolare, la possibilità di cacciare anche di notte, nel demanio forestale, su terreni innevati e in proprietà private i cui proprietari intendano preservare la fauna selvatica. Si tratta di un cambiamento radicale che, a nostro avviso, favorisce le lobby della caccia e delle armi, senza portare alcun beneficio alla tutela dell'ambiente e degli ecosistemi. Come Regione del Veneto, sappiamo che esistono questioni legate alla gestione di alcune specie, come il lupo o il cinghiale, ma proprio per questo riteniamo che la Regione debba valutare con grande attenzione il contenuto di questo disegno di legge, che arriverà presto all'esame della Camera”.
“Il disegno di legge in discussione, di fatto, non si occupa di gestione faunistica - ha ricordato Peresin - ma di abbattimenti. Gli obiettivi scientifici di questo ddl non sono comprensibili e ha un unico scopo: aumentare gli abbattimenti di popolazioni di specie selvatiche, con particolare riferimento a una specie totemica, il lupo, che ha un’areale vastissimo, addirittura il terzo rispetto all’uomo, per estensione: in tre mesi può percorrere anche 2mila km, come è stato verificato nel caso del lupo Slavc, l’esemplare maschio di lupo balcanico che nel 2012 ha compiuto un viaggio dalla Slovenia, passando per l'Austria, fino ai monti della Lessinia, in provincia di Verona. Il lupo, come l’orso, ha un impatto con gli allevatori: dal punto di vista tecnico, la risposta è affidata a strumenti che non sono stati inventati dai biologi, ma forgiati e raffinati dagli allevatori stessi, quelli che non hanno mai smesso di convivere con i grandi predatori, i pastori abruzzesi, che in quelle zone non è mai stato eradicato e in quei contesti gli allevatori hanno continuato a difendere le proprie greggi, fondamentalmente pecore, avendo come base di partenza il cane da pecora abruzzese, un cane da 50 kg, una razza selezionata dai pastori abruzzesi, importati anche dagli Stati Uniti per la difesa degli animali da allevamento dai coyote. Questi cani sono in grado di lavorare in maniera eccellente dai lupi. Altri esempi: gli allevatori francesi che devono difendere pecore e manzette dai cinghiali e lo fanno attraverso recinzioni elettriche. Il fatto che una parte del mondo degli allevatori abbia un atteggiamento ostativo nei confronti delle misure di prevenzione è incomprensibile e ritengo che la complessità della gestione faunistica non venga correttamente presa in considerazione nel disegno di legge. Gli allevatori vengono, di fatto, umiliati perché non si tiene nemmeno conto della vera cultura rurale. Nella scienza della gestione faunistica, l’abbattimento è la parte finale dell’applicazione dei metodi ecologici che sono già presenti nella norma, mentre si procede verso l’abbattimento senza mettere in atto le strategie già scritte in legge e sancite dalla Corte costituzionale. Il Ddl va respinto perché l’obiettivo deve essere la coesistenza tra uomo e specie selvatiche ed è invece nostro compito individuare gli strumenti che consentano che questi impatti non si tramutino in conflitti sociali”.

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