Comunicato Stampa: «I fiocchi rossi di Ghissa», un romanzo di avventura e desiderio sul confine fra libertà e possesso
Una settimana di vacanza, un favore concesso a un vecchio amico, la certezza di poter tornare in qualsiasi momento alla propria vita. La perdita della libertà può cominciare da gesti innocui, dalla comodità di credere alla spiegazione più rassicurante. Basta poco perché chi pensava di scegliere si scopra affidato alle decisioni degli altri. A quel punto la distanza da casa si misura nelle certezze che vengono meno.
È su questo smarrimento che si costruisce "I fiocchi rossi di Ghissa" di Stefano Lenner , pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo . Fra avventura, erotismo e intrigo giudiziario, il romanzo segue Francesco Silvestrini , architetto romano abituato al benessere e a una vita sentimentale della quale crede di conoscere le regole. Quando Daniele, un amico dei tempi degli scout ricomparso dopo anni, gli propone un soggiorno in Tunisia , Francesco accetta con una leggerezza destinata a pesare. Nel bagaglio porta denaro che appartiene all’altro; delle ragioni del viaggio conosce quanto basta a evitare ulteriori domande. Il primo cedimento avviene qui, nel confondere la fiducia con la rinuncia a capire.
L’odore di gelsomino fuori dall’aeroporto inaugura un’esperienza che presto assume i contorni dell’intrigo. Le incongruenze si accumulano, le spiegazioni cambiano, una presenza intravista sembra ricomparire nei posti meno opportuni. Lenner affida a questi segnali il compito di incrinare la superficie della vacanza. Il lettore avverte il pericolo prima che il protagonista ne misuri la portata. La suspense nasce dalla distanza fra gli indizi disponibili e la volontà di interpretarli: una forma di cecità alla quale Francesco contribuirà più volte.
L’impianto comprende tre capitoli, articolati in ventitré sezioni numerate, e un arco narrativo che va dal 2010 al 2013. Partenze, ritorni e permanenze forzate scandiscono la vicenda fra Roma e la Tunisia. Le sequenze d’azione procedono attraverso incontri e contrattempi; le ellissi attraversano mesi nei quali un’assenza continua a lavorare nella mente del protagonista. Lettere private, comunicazioni diplomatiche e atti giudiziari introducono altri registri. Il personaggio porta nel viaggio la sicurezza di un uomo che ha frequentato luoghi esclusivi e sa riconoscere un oggetto prezioso, un vino, un arredo di qualità. È molto meno attrezzato a riconoscere le intenzioni delle persone. La competenza professionale convive con un’ingenuità intermittente, particolarmente evidente quando una spiegazione asseconda i suoi desideri. Francesco protesta contro chi decide per lui, cerca protezione, si lascia accudire e considera facilmente naturale ciò che riceve. Le sue contraddizioni producono uno dei motivi d’interesse del libro: permettono di partecipare alle sue disavventure senza dover aderire alla versione che egli offre di sé.
Le due figure femminili, Alessandra e Georgette, incidono sul corso degli eventi attraverso decisioni, iniziative e strategie. A collegarle è il desiderio di trattenere un uomo che rivendica la libertà anche mentre accetta i vantaggi del legame. Da questo scambio nasce una tensione che riguarda il significato stesso della cura: il sostegno può diventare un credito da riscuotere, la riconoscenza un obbligo, la premura una richiesta di esclusività.
L’incontro con Ghissa sposta il centro emotivo della vicenda e ne introduce il nodo più problematico. Figlia di un notabile tuareg, la ragazza ha quindici anni quando Francesco la conosce; lui è un adulto prossimo ai quaranta. Questa distanza anagrafica rende essenziale interrogare il suo sguardo e lo squilibrio della relazione. Nella percezione dell’uomo, Ghissa diventa un’immagine di perfezione, destinataria di un linguaggio che la innalza fino alla divinità. L’ idealizzazione racconta la forza della sua ossessione e il bisogno di attribuirle un valore capace di giustificare ogni scelta. La persona rischia così di scomparire dietro il significato che le viene assegnato.
Il racconto in terza persona resta spesso molto vicino a Francesco, accoglie i suoi pensieri e ne riprende giudizi e insofferenze. Il lessico della venerazione appartiene a questa prossimità, che lascia al lettore il compito di misurare la distanza fra il sentimento dichiarato e il riconoscimento dell’altro. Ghissa esprime aspettative, progetti e timori che Francesco tende a ricondurre alla propria esperienza. Si apre così una riflessione sul modo in cui il desiderio costruisce le sue ragioni, fino a trasformare una convinzione privata in una verità assoluta.
Anche il titolo partecipa di questo meccanismo. I fiocchi rossi tornano come un motivo sul quale si concentrano attesa e impedimento, promessa e volontà di possesso. La loro persistenza nella memoria di Francesco rivela quanto un dettaglio possa assorbire l’immagine di un’intera persona. Il motivo entra in relazione con le numerose soglie del racconto: porte, cancelli, frontiere, luoghi nei quali qualcuno autorizza il passaggio e qualcun altro deve attendere. La tensione fra movimento e chiusura attraversa così tanto l’intreccio quanto il modo di pensare del protagonista.
A rendere riconoscibile questo mondo contribuisce una scrittura fortemente legata alle sensazioni . Il gelsomino, il calore, la luce sulle dune e il rumore delle strade accompagnano gli spostamenti; nei giardini e nelle sale da pranzo, stoviglie, pietanze e tessuti descrivono il rango sociale prima ancora delle parole dei personaggi. L’abbondanza dei dettagli restituisce ambienti nei quali il lettore può orientarsi. Lo sguardo dell’architetto si riconosce nell’attenzione per cortili, aperture, materiali e distribuzione degli spazi. Il contrasto fra l’ostentazione delle ville e la precarietà che affiora altrove fa emergere le disuguaglianze dentro il paesaggio.
La Tunisia prende forma attraverso questa percezione europea, con il suo fascino per l’altrove e i suoi pregiudizi. Francesco porta con sé categorie che il viaggio mette in difficoltà senza cancellare. Il lettore incontra quindi un paese filtrato da uno sguardo situato, spesso frettoloso, incline alla caricatura. La stessa deformazione investe gli ambienti diplomatici e le abitudini dei connazionali, fra conversazioni pettegole, convenienze e piccoli rituali di prestigio. Il sarcasmo sottrae solennità ai personaggi e mostra quanto le loro dichiarazioni dipendano dalle circostanze.
Sul piano stilistico, Lenner privilegia la scena. Le battute di dialogo si alternano a indicazioni rapide di gesti e movimenti; frasi nominali e incisi imprimono un passo svelto alla pagina. Gli elenchi di cibi e oggetti introducono soste nelle quali il piacere delle cose occupa tutto il campo visivo. Il francese entra di frequente nell’italiano, caratterizza le voci e segue i cambiamenti emotivi di chi parla. Le formule ricorrenti producono familiarità e ironia, mentre il contesto ne modifica il significato. È una prosa che cerca il contatto immediato con il lettore e affida alla concretezza dei dettagli buona parte della propria efficacia.
Dentro questo intreccio, la presenza di Wadid acquista un rilievo particolare. La sua disponibilità si manifesta nei gesti, nella capacità di intuire un pericolo, nella lealtà che espone a conseguenze personali. Accanto alle parole con cui gli altri spiegano o difendono le proprie intenzioni, le sue azioni introducono una misura diversa dei rapporti. È anche attraverso figure come questa che l’ avventura conserva un interesse umano oltre il succedersi delle svolte. Il viaggio di Francesco mette alla prova il confine fra ciò che gli accade e ciò che continua a cercare, fra gli ostacoli esterni e le convinzioni alle quali rimane legato. La prigione più difficile da riconoscere è quella che somiglia ai nostri desideri.
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