Comunicato Stampa: Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione. Consiglio Veneto presenta studio innovativo

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Il Consiglio regionale del Veneto presenta uno studio innovativo: tre dipendenti su quattro hanno già sperimentato l’IA nel lavoro. È stata svolta un’indagine su 203 dipendenti: il 75% ha già utilizzato l’intelligenza artificiale nell’attività lavorativa, il 72% è disponibile a sperimentare di più, il 77% dichiara di verificare abitualmente le fonti e il 70% vuole contribuire a individuare le applicazioni più utili. Con Lifeed un progetto pionieristico per valorizzare le competenze umane e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione. Per il Presidente dell’Assemblea legislativa veneta, Luca Zaia: “La tecnologia deve aiutare le persone a lavorare meglio, non sostituirle”.

II Consiglio regionale del Veneto ha realizzato, in collaborazione con Lifeed, un articolato progetto di ricerca, formazione e accompagnamento alla transizione verso l’intelligenza artificiale generativa. Un’esperienza innovativa, anche nel panorama nazionale, che parte da un principio preciso: l’intelligenza artificiale deve affiancare le persone, non sostituirle, valorizzandone le competenze e contribuendo a rendere le procedure più rapide, efficaci e trasparenti.
I risultati dello studio, condotto nel 2026 e illustrati nel rapporto “GenAI – Key Human Skills for AI Transition”, restituiscono la fotografia di una comunità professionale aperta all’innovazione, consapevole delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e particolarmente attenta alla qualità e alla responsabilità del lavoro pubblico.
Alla ricerca hanno partecipato 203 dipendenti, pari all’89% della popolazione coinvolta nell’indagine. Si tratta di una comunità professionale caratterizzata da un’esperienza istituzionale consolidata: il 48% lavora nell’ente da oltre quindici anni, un patrimonio di conoscenze e competenze che costituisce una risorsa fondamentale per accompagnare l’innovazione.
Il primo dato significativo è quello di una forte propensione al cambiamento: il 72% degli intervistati dichiara di essere disponibile a sperimentare maggiormente l’intelligenza artificiale, mentre il 70% desidera essere direttamente coinvolto nell’individuazione delle applicazioni più utili per il proprio lavoro.
Una disponibilità che si accompagna a un utilizzo già diffuso: tre dipendenti su quattro dichiarano di aver utilizzato, con frequenza diversa, strumenti di intelligenza artificiale nella propria attività professionale. Il 41% li utilizza almeno una volta alla settimana, mentre il 34% vi ricorre occasionalmente.
La ricerca evidenzia inoltre ulteriori opportunità di sviluppo: il 31% degli intervistati utilizza l’intelligenza artificiale più nella vita privata che in quella professionale. Una familiarità tecnologica che può essere ulteriormente valorizzata anche all’interno degli uffici attraverso strumenti condivisi, percorsi formativi e sperimentazioni guidate.
Particolarmente interessante è il rapporto dei dipendenti con le nuove tecnologie. Il 46% manifesta interesse, il 42% prudenza e il 37% curiosità, mentre diffidenza e preoccupazione si attestano rispettivamente al 6% e al 5%. Una combinazione di apertura e senso di responsabilità che appare significativa in un contesto istituzionale, dove innovazione e affidabilità devono necessariamente procedere insieme.
Proprio l’attenzione alla qualità e alla verifica delle informazioni rappresenta uno dei punti di forza emersi dallo studio. Il 77% dei dipendenti dichiara di controllare sempre o spesso le fonti e l’attendibilità dei contenuti. Una sensibilità radicata nel lavoro amministrativo e istituzionale che costituisce una base importante per sviluppare ulteriormente un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale.
L’indagine conferma inoltre l’importanza delle competenze propriamente umane nell’affiancare le nuove tecnologie: pensiero critico, capacità di analisi, conoscenza delle procedure, verifica delle informazioni e responsabilità delle decisioni. Il percorso punta a valorizzare e rafforzare queste capacità, affinché l’intelligenza artificiale possa rappresentare un supporto sempre più efficace soprattutto nelle attività che richiedono accuratezza, approfondimento e conoscenza del contesto istituzionale.
Un altro risultato significativo riguarda la partecipazione attiva dei lavoratori. Il 53% chiede sperimentazioni guidate su casi concreti, il 35% considera importante disporre di criteri condivisi su modalità di utilizzo, limiti e responsabilità, mentre il 44% auspica maggiori occasioni di confronto tra colleghi. Indicazioni che confermano l’importanza di un approccio nel quale l’innovazione viene costruita con il contributo di chi opera quotidianamente negli uffici.
È proprio questo uno degli aspetti più innovativi del progetto veneto: l’integrazione tra analisi organizzativa, valorizzazione delle competenze umane, formazione e sperimentazione. Accanto all’indagine generale, il percorso ha previsto un approfondimento con un gruppo pilota, attraverso la mappatura individuale delle competenze, un’attività formativa in aula digitale e un successivo questionario di riflessione.
L’analisi si è concentrata su tre grandi aree: autoefficacia, competenze relazionali e competenze cognitive. La mappatura ha evidenziato, nel gruppo pilota, capacità già consolidate, in particolare nel pensiero analitico, nella comunicazione, nel problem solving e nell’ascolto. Competenze tipicamente umane che, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, rimangono determinanti per garantire la qualità dell’azione amministrativa.
Su queste basi il Consiglio regionale ha intrapreso un percorso volto a valorizzare ulteriormente creatività, curiosità, agilità mentale, pensiero critico e capacità di valutazione degli strumenti digitali. Una formazione che parte dall’esperienza e dalle competenze già presenti nell’organizzazione, per accompagnarle verso nuove possibilità di applicazione.
Il progetto è realizzato con Lifeed, società italiana di Education Technology attiva dal 2015 nello sviluppo del capitale umano, citata da McKinsey & Company tra le dieci iniziative di riqualificazione delle competenze più innovative e inclusive al mondo.
Una ricognizione delle esperienze realizzate nelle pubbliche amministrazioni venete, estesa anche ad alcune iniziative strutturate a livello nazionale, ha evidenziato il carattere distintivo del modello adottato dal Consiglio regionale. Non la semplice introduzione di nuovi strumenti tecnologici o l’organizzazione di corsi di formazione, ma un percorso organico che parte dall’ascolto dei lavoratori, ne valorizza le competenze, coinvolge le figure di coordinamento e utilizza le informazioni raccolte per orientare progressivamente le successive fasi della transizione digitale.
Dallo studio emergono quattro direttrici sulle quali sviluppare ulteriormente il progetto: percorsi formativi differenziati secondo i livelli di familiarità con l’IA; sperimentazioni concrete legate alle attività della Pubblica Amministrazione, dalla ricerca normativa al confronto documentale e alla gestione degli atti; definizione di strumenti e regole condivise per garantire sicurezza, riservatezza e qualità; valorizzazione del confronto tra colleghi e del ruolo delle figure di coordinamento.
Una prospettiva coerente con i principi della legislazione nazionale sull’intelligenza artificiale, che prevede l’utilizzo di questi strumenti per migliorare efficienza, tempi e qualità dell’azione amministrativa, mantenendo il controllo e la responsabilità delle decisioni in capo alle persone.
L’obiettivo è accompagnare il Consiglio regionale verso un modello organizzativo nel quale l’intelligenza artificiale possa progressivamente contribuire a semplificare le attività ripetitive, accelerare le procedure, supportare l’analisi delle informazioni e migliorare il lavoro di assistenza ai procedimenti legislativi. Un’evoluzione orientata a rendere più fluida ed efficiente l’attività interna dell’istituzione, con potenziali ricadute positive sulla capacità di risposta ai cittadini e al territorio.
“Questo studio ci consegna un messaggio estremamente positivo: i nostri dipendenti dimostrano interesse, competenze solide e soprattutto la volontà di essere protagonisti dell’innovazione – sottolinea il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia – Non dobbiamo immaginare l’intelligenza artificiale come una tecnologia destinata a sostituire le persone, ma come uno strumento capace di valorizzarne il lavoro. Nei nostri uffici esiste un patrimonio di professionalità, conoscenze e memoria istituzionale che nessun algoritmo potrà sostituire. La sfida è mettere questo patrimonio nelle condizioni di esprimere ancora più valore, riducendo la burocrazia, velocizzando i processi e liberando tempo da dedicare alle attività più importanti. Con un principio che deve restare fermo: il controllo delle fonti, la valutazione degli atti e la responsabilità delle decisioni rimangono sempre nelle mani delle persone. La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo, non viceversa”.
“Con questo progetto – conclude Zaia – il Consiglio regionale del Veneto dimostra che anche le istituzioni possono essere protagoniste dell’innovazione. Non ci siamo limitati a parlare di intelligenza artificiale: abbiamo scelto di studiarne concretamente le opportunità per il nostro lavoro, coinvolgendo i dipendenti e investendo sulla formazione. È un modello che può rappresentare un riferimento anche per altre pubbliche amministrazioni. Perché la vera rivoluzione non sarà avere computer sempre più intelligenti, ma istituzioni sempre più capaci di lavorare meglio e dare risposte tempestive ai cittadini”.

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