Il panorama della giustizia civile minorile descrive oggi scenari di una complessità senza precedenti, dove le crisi dei nuclei familiari non sfociano solo in separazioni, ma in vere e proprie battaglie esistenziali che portano, nei casi più gravi, alla necessità di allontanare i figli dai genitori per garantirne l'incolumità psicofisica. L'affidamento rappresenta la soluzione privilegiata offrendo al minore un ambiente affettivo sano in attesa di un possibile ricongiungimento. Tuttavia, trovare nuclei disposti ad accogliere un bambino "temporaneamente" è diventato difficile.In questo contesto, il fenomeno della sottrazione internazionale dei minori è diventato una piaga emergente: storie di padri e madri di diverse nazionalità che, ignorando sentenze e affidamenti, decidono arbitrariamente di portare il figlio nel proprio paese d'origine. In queste dinamiche, il bambino cessa di essere un individuo per diventare uno strumento di ricatto.Tuttavia, la giustizia minorile ha imparato a guardare oltre le carte bollate. Al centro del processo decisionale dei magistrati non ci sono più solo le perizie, ma la voce stessa dei piccoli. Il Tribunale di Brescia è dotato di uno strumento fondamentale: una sala di ascolto protetta, progettata a misura di bambino. È in questo ambiente protetto che i giudici riescono a intercettare i segnali. Attraverso il gioco, il disegno o il dialogo informale, i magistrati possono finalmente comprendere le dinamiche interne alle famiglie, restituendo al bambino quel ruolo di protagonista del proprio destino che gli adulti, troppo spesso, gli hanno negato.Il servizio di Paola Abrate
