Le canzoni di Gino Paoli si suonano da sole. Parola di Enrico Rava, coprotagonista quattro anni fa della prima fuga dell’autore di «Senza fine» nei territori del jazz. L’album si chiamava «Milestones» e vendette oltre ventimila copie. Ora è appena arrivato sul mercato il secondo capitolo, che rinuncia all’apporto del grande trombettista triestino ma non al sostegno del formidabile gruppo messo assieme per l’occasione, affiancando il pianoforte di Danilo Rea alla tromba di Flavio Boltro, al contrabbasso di Rosario Bonaccorso, alla ritmica di Roberto Gatto. Il risultato di questa alchimia fra quattro pezzi da novanta del jazz «made in Italy» e Paoli s’intitola «Auditorium Recording Studio» e nasce da tre giorni di session «con pubblico» tenuti tra il 26 e il 28 dicembre scorso alla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.
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