Lunedì 14 Settembre 2020

L’architettura cambia la scuola
Un «civic center» per la città

Michele Gandolfi dello Studio Gandolfi e Mura Architetti Associati di Bergamo vincitore del concorso di progettazione indetto dal Comune di Bari per il nuovo polo dell’infanzia della città: «I criteri di progettazione vanno adattati alle esigenze didattiche e organizzative di una scuola in continuo mutamento»

Come si progetta una scuola modello? E come ideare una struttura educativa innovativa? Da qualche anno a indicare i requisiti per progettare e costruire le scuole del domani sono le linee guida del Miur che dettano la strada a progetti innovativi non solo in termini di tecnologia ed efficienza energetica: scuole hi-tech certo, ma soprattutto scuole «aperte» al territorio e al servizio anche della cittadinanza. La flessibilità diventa quindi la parola d’ordine nella gestione dei progetti, dell’organizzazione degli spazi e del rapporto con l’esterno, e facilita una didattica su misura, tra aule smart e arredi ad hoc dalle diverse configurazioni. Tutti aspetti al centro del progetto del Polo per l'infanzia di Bari, il cui concorso di progettazione indetto dal Comune per la redazione di uno studio di fattibilità relativo alla realizzazione di un polo innovativo per l’infanzia – asilo nido, scuola materna e centro servizi – nel quartiere di Santa Rita, è stato vinto dallo Studio Gandolfi e Mura Architetti Associati di Bergamo (su 41 progetti ricevuti da tutta Italia e non solo). A spiegarci i punti cardine del progetto è l’architetto Michele Gandolfi, socio dello studio di via Ghislanzoni fondato da Giuseppe Gandolfi e Ombretta Mura che dal 1984 opera in molteplici campi, dall’urbanistica all’edilizia residenziale fino a quella scolastica, e guidato oggi insieme ai fratelli Alessandro, Elena e Francesca (www.gandolfimura.it).

Come stanno cambiando gli indirizzi progettuali nell’edilizia scolastica?

«Le linee guida rinnovano i criteri per la progettazione dello spazio e delle dotazioni per la scuola secondo una logica di tipo “prestazionale“ che rende i criteri di progettazione più adattabili alle esigenze didattiche e organizzative di una scuola in continuo mutamento. Vengono dunque riconfigurate la architetture interne, proponendo una concezione dello spazio differente da un modello di organizzazione della didattica rimasto ancorato alla centralità della lezione frontale. Sono quindi richiesti spazi modulari, facilmente configurabili e in grado di rispondere a contesti educativi sempre diversi, e ambienti flessibili e funzionali ai sistemi di insegnamento più avanzati. Cambiando le metodologie della didattica, anche la realizzazione degli edifici scolastici deve rispondere a parametri e criteri architettonici e dell’organizzazione dello spazio del tutto nuovi. In quest’ottica, nel 2018 abbiamo costituito l'Atelier GM6 (www.ateliergm6.com) un laboratorio dedicato alla ricerca e alla sperimentazione in campo architettonico e del design».

Un’organizzazione dello spazio innovativa che è anche il fiore all’occhiello del Polo per l’infanzia di Bari…

«Il concorso richiedeva la realizzazione di un'opera pubblica significativa dal punto di vista della qualità architettonica e che offrisse spazi in grado di favorire il coinvolgimento e l'esplorazione attiva dei bambini, i legami cooperativi e lo "star bene a scuola", nonché di ripensare gli ambienti di apprendimento. Abbiamo quindi voluto progettare un edificio con spazi delineati e funzionali, capaci di essere versatili e di accompagnare i bambini e le loro attività in maniera attiva e soggettiva. I sensi vengono stimolati dalle ampie vetrate delle aule, dai rivestimenti delle superfici interne ed esterne e dalla geometria dei volumi. Anche l’arredo è stato pensato in modo dinamico con tavoli trapeziodali e modulabili sulla base delle esigenze didattiche».

Quali sono stati i criteri per «aprire» la scuola al tessuto urbano, come richiesto dalle linee guida ministeriali?

«Abbiamo concepito l’edificio in due parti distinte che ci ha permesso di realizzare una fascia pubblica verso l’esterno con accesso a locali come auditorium e palestra, rendendo il Polo dell’Infanzia un vero e proprio centro servizi per la città. L’edificio è inoltre arretrato rispetto alla strada e ai confini, andando a definire una nuova ampia zona pedonale, con l’intenzione di restituire alla sfera pubblica una piazza. L’area pavimentata fruibile si estenderà fino all’accesso al giardino e alle aree verdi della scuola: due spazi divisi ma allo stesso tempo contigui da un punto di vista progettuale».

A livello formale come è stato mantenuto il legame con l’architettura circostante?

«Nell'approccio al progetto si è posta l'attenzione verso la ricerca a livello formale e funzionale con i caratteri edilizi tipici dell’architettura rurale e del territorio. Ne è nato un edificio in grado di raccontare alla città la memoria degli elementi identificativi del luogo e allo stesso tempo di costruire spazi "introversi" in grado di accogliere al loro interno la vita e le relazioni della comunità che li vive. Un progetto in grado di dialogare e interagire con il contesto urbanistico esistente e di formulare uno spazio in grado di accogliere nelle sue molteplici attività».

Didattica che si presenta innovativa grazie a una progettazione smart degli spazi…

«Si il cuore del complesso ospita tutte le attività di apprendimento, favorendo il rapporto di interscambio tra le singole sezioni, le aree comuni e il giardino. L’area di presa in carico dei bambini è ripartita in due: uno spazio aggregativo comune alle sezioni dell’asilo nido e della primavera e per le sezioni della scuola materna: questi due ambienti fungono da spazi connettivi-distributivi e costituiscono due fulcri all’interno del complesso. Le aree aggregative ospitano al centro il patio e due laboratori che, ponendosi nel cuore dell’edificio, diventano il perno attorno a cui si svolgono tutte le attività quotidiane, due spazi estremamente flessibili che aiutano ad accentuare la sensazione di scoperta attraverso un progressivo disvelamento dello spazio. La scelta di creare un ambiente centrale, ribassato nella quota e racchiuso da pareti vetrate, vuole stimolare i bambini nella percezione che hanno di se stessi nello spazio, nella relazione visiva tra di loro e con il patio verde o con gli spazi aggregativi adiacenti».

A proposito il verde è una variabile determinante…

«Lo spazio verde è uno dei luoghi di maggior utilizzo all'interno del Polo: le aule sono sempre in dialogo con il giardino tramite delle logge coperte che proiettano gli sguardi dei bambini verso l'esterno. Il giardino dell’olfatto, l’orto urbano o il bosco delle essenze completano la stimolazione sensoriale: questa varietà di ambienti esterni è data dalla volontà del progetto di veicolare anche un messaggio ecologico e una nuova didattica di scoperta e apprendimento grazie a nuove esperienze multisensoriali svolte all’aperto».

E a livello costruttivo?

«Abbiamo pensato a un sistema di costruzione economico e sostenibile. Per la costruzione si ipotizza l’uso di blocchi semipieni lisci per muratura armata con un rivestimento esterno in tufo, elemento sia di richiamo geografico locale, sia per aumentare l’inerzia termica della struttura. Per quanto riguarda la copertura e il fulcro centrale del complesso, si è pensato invece a una struttura leggera prefabbricata in legno lamellare “xlam” compatibile con i requisiti della bioedilizia. Ogni aspetto dell’edificio è volto al contenimento dei fabbisogni energetici: l’orientamento dell’edificio e la geometria degli spazi, la corte centrale che consente ventilazione e illuminazione naturale, l’ottimo isolamento termico dovuto alle soluzioni d’involucro opache, le ampie vetrate basso emissive delle aule, schermate dalle logge che danno sul giardino».

Possiamo definirla una scuola anche a misura di covid?

«Il progetto risale all’anno scorso ma è attuale e può essere rimodellato sulle normative anti-covid: ogni aula ha infatti un rapporto con l’esterno importante e un’uscita diretta sul giardino con un rapporto garantito e unico. Anche la flessibilità nell’uso degli spazi apre nuovi scenari nella gestione didattica, senza contare gli accessi e i percorsi distributivi suddivisi tra le sezioni della scuola materna e dell’asilo nido».