«Da Parre a Tenerife la mia vita in libertà»

«Da Parre a Tenerife
la mia vita in libertà»

Doveva essere una semplice esperienza da animatrice turistica per apprendere meglio la lingua inglese, ma dal 2015 Francesca Brasi, 28enne originaria di Parre, vive all’estero, nella soleggiata Tenerife. Complice anche l’amore, trovato proprio lì poco dopo il suo arrivo sull’isola. La giovane, che vanta nel curriculum un diploma da geometra e una laurea triennale da Interior design, svolge attualmente una professione lontana dalla sua formazione, e lavora come assistente turistica presso il tour operator Alpitour.

«Dopo essermi laureata nell’estate del 2014, nel gennaio dell’anno successivo ho lasciato casa – racconta Francesca Brasi –: avevo deciso di fare una stagione in animazione per imparare l’inglese, e sono finita a Tenerife, dove la lingua inglese è stata un po’ accantonata per imparare lo spagnolo, la lingua locale. Nello stesso anno ho fatto anche la stagione estiva a Maiorca, dopo il quale posso dire di aver raggiunto un buon livello di spagnolo. A quel punto avevo capito che mi piaceva viaggiare, lavorare a contatto con la gente e soprattutto al sole tutto l’anno. Avevo anche capito però che l’animazione non faceva per me, non era nelle mie corde, e così avevo casualmente conosciuto il lavoro di assistenza ai turisti».

Negli ultimi mesi del 2015 il ritorno a Bergamo, dove lavora per un breve periodo in una grande catena di abbigliamento presente all’interno del centro commerciale «Orio Center», e nel frattempo prende i contatti con un’agenzia che fornisce servizi ai tour operator, tra i quali l’assistenza per Alpitourworld. Dove aver fatto un colloquio, nella primavera del 2016 Francesca riparte, con un biglietto destinazione Tenerife tra le mani.

«Nell’aprile 2016 sono di nuovo tornata a Tenerife – ricorda la giovane –, questa volta in veste di assistente. Con il mio lavoro ho a che fare solo con ospiti italiani perché è l’effettivo aiuto in loco da parte di qualcuno che parla la stessa lingua. Viene fornita assistenza per quanto riguarda le traduzioni, problemi, trasferimenti, escursioni e qualche visita in ospedale. A Tenerife mi sono innamorata, ed è diventata la mia base per due anni, fino a quando l’agenzia mi ha proposto di trasferirmi a Rodi per ricoprire il ruolo di operativo voli, durante la stagione estiva 2018. Così sono di nuovo partita alla volta della Grecia. Questo mi ha permesso di vedere anche la cultura greca con un occhio differente. Certo, chi non è stato in vacanza almeno una volta a Mykonos o Santorini, hanno un mare incredibile e per le vacanze sono posti meravigliosi, ma lavorarci è stato difficile, è stato complicato integrarsi con i loro modi di fare e rapportarsi con gente che non solo non parla la tua lingua ma a malapena conosce l’inglese».

Un’esperienza dura, non semplice, ma che le ha lasciato molto. «Seppur non sia stata una passeggiata – sottolinea la 28enne – mi ha però aiutata moltissimo, credo di essere cresciuta e di aver imparato molto durante i sei mesi trascorsi sull’isola di Rodi. Fortunatamente il mio ragazzo mi segue, in questo modo posso muovermi abbastanza liberamente, come preferisco, e per questo mi ritengo molto fortunata. Ora sono tornata a Tenerife, ormai questa è una seconda casa, con amici e una seconda famiglia. Ogni sei mesi circa torno a casa per un breve periodo. A Parre sono cresciuta e rimane sempre nel mio cuore».

A Parre non c’è sicuramente il clima e il mare cristallino dell’isola delle Canarie, ma la malinconia delle tradizioni e di un piatto fumante di «scarpinòcc», i tipici ravioli del paese, ogni tanto si fa viva.

«Parre mi manca, sempre. Mi manca la mia famiglia – aggiunge Francesca –: mi mancano i miei amici e mi manca l’atmosfera del posto, mi mancano anche gli aperitivi, che non ho mai capito perché non sono mai diventati una moda nel resto del mondo, mi manca uscire da sola e dopo dieci minuti ritrovarsi in cinque, mi manca il concetto di paese. Sono sempre stata fiera di essere bergamasca, ci si riconosce, sempre e ovunque e, pur non essendo per niente dispiaciuta di vivere in un’isola dove a dicembre ci sono 27 gradi, tornerei volentieri a casa. Perché il mondo è grande, bellissimo e tutto da scoprire, ma casa è sempre casa, soprattutto se sei nato in provincia di Bergamo».

«Progetti futuri? Per ora non c’è nulla di programmato – racconta l’assistente –: penso di tornare a vivere in Italia, prima o poi, ma non dipende solo da me, il mio fidanzato infatti, anche lui italiano, non ne ha la minima intenzione per ora, quindi nel frattempo ci godiamo il sole e il mare. Stavamo anche pensando a un posto nuovo per entrambi, e tra le opzioni vi sarebbe Madeira, arcipelago di isole disperso nell’Oceano Atlantico, sempre più isolati dal mondo. Questo lavoro consente di vivere stagione per stagione, quindi prima o poi, per stabilizzarsi, bisognerà sicuramente cambiare professione».

Poche le differenze culturali che si notano tra le due nazioni, tranne qualche piccola sfaccettatura. «Siamo molto simili – spiega la parresca –: i ristoranti locali, quelli che non si trovano lungo le principali vie frequentate dai turisti, non prendono prenotazioni oltre le 21.30 di sera e chiudono presto. In spiaggia invece un lettino e un ombrellone costano 6 euro, a differenza dei 20 euro che si pagano mediamente in Italia. La benzina e la birra sono “regalate”, mentre gli appartamenti e l’acqua si pagano a peso d’oro».

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