Da Sorisole alle Hawaii con vista su Pearl Harbor

Da Sorisole alle Hawaii
con vista su Pearl Harbor

«Una cartolina a colori dal passato», così vicina da finirci dentro per sbaglio, quando un giorno, ancora poco pratica, stava cercando la strada per andare a scuola. Quella fotografia in movimento passa davanti agli occhi di Rossella tutti i giorni, ogni volta che il suo sguardo punta dritto fuori dalla finestra della sua aula. In quello scatto ci sono navi militari, soldati e un discreto numero di turisti. Dal banco dove sta imparando, tra l’altro, a parlare il giapponese, Rossella Sonzogni, 20 anni, di Sorisole, vede il porto di Pearl Harbor.

«È come avere accanto un pezzo di storia», dice, o meglio un macigno: «Quando ci penso – ammette – faccio fatica a comprenderne il significato». Quel 7 dicembre di 76 anni fa, giorno dell’attacco giapponese alla flotta navale americana, non erano nati nemmeno i suoi genitori. Per sempre resterà la data in cui gli Stati Uniti entrarono nella Seconda Guerra Mondiale. E ancora oggi quell’arcipelago di «isole felici in mezzo al nulla», come le descrive Rossella, sembra tornato al centro dello scacchiere geopolitico internazionale.

Là, oltre la fine del mondo, a 15 ore di volo e mezza giornata indietro rispetto all’Italia, Rossella ha ricevuto una mail dalla sua università, il Leeward Community College, che spiega a lei e ai suoi compagni come comportarsi in caso di un improvviso attacco nucleare. Perché le Hawaii saranno pure il Paese dello spensierato «spirito haloa», dove le persone «ti si avvicinano, se ti vedono da solo, per offrirti la loro amicizia e un’uscita in compagnia», ma è anche l’avamposto americano più vicino ai confini nordcoreani dopo l’altrettanto sperduta isola di Guam. E il ricordo di ciò che accadde nel 1941 dev’essere ancora bene impresso nella gente del posto: «La maggior parte di chi vive qui – dice Rossella – ha un lavoro legato all’esercito. Ci sono militari dappertutto». Poi quel messaggio, arrivato una mattina nella casella di posta elettronica: «C’era scritto che in caso di attacco, dovremmo rifugiarci in un posto sicuro, sottoterra, possibilmente con i nostri amici, parenti e compagni perché, in quei casi, le linee telefoniche vanno in tilt e non c’è più la possibilità di comunicare, di connettersi e quindi di avere informazioni sulle persone che non sono insieme a noi». L’idea di ritrovarsi di nuovo catapultati al centro del mondo, e in quelle condizioni, non dev’essere facile da sopportare. «Cerco di non pensarci e di mantenere l’argomento lontano dai miei pensieri – ammette Rossella – .Non posso impedire ai miei sogni di realizzarsi perché c’è qualcuno che vuole fare una guerra. All’università non se ne parla, nonostante ci siano tanti ragazzi sudcoreani, cinesi e giapponesi. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano, ma è un tema così delicato che non ho ancora avuto il coraggio di affrontarlo».

Un comportamento naturale, che certifica la voglia di restarci, fuori dal mondo, piuttosto che di ritrovarsi in mezzo, travolti dagli eventi. Eppure anche di recente le Hawaii hanno goduto delle luci della ribalta, per essere lo Stato americano che ha dato i natali all’ex presidente Barack Obama: «La gente è molto legata a lui. Sarà forse per questo che Trump non lo sopportano. Dopotutto gli hawaiani non hanno mai avuto buoni rapporti con gli Stati Uniti. C’è un forte senso di appartenenza al territorio e alle tradizioni locali, anche tra i giovani».

L’aereo che l’ha portata in mezzo all’Oceano Pacifico, Rossella l’ha preso a metà agosto, dopo aver ricevuto la notizia di essere stata ammessa al College. Il ritorno è già prenotato per maggio, dopo la fine dei corsi, ma resterà a Sorisole solo per l’estate, prima di tornare di nuovo a Ewa Beach, 25 chilometri a nord di Honolulu. «Cercherò un lavoretto per un paio di mesi – dice ancora Rossella – poi ad agosto ripartirò. Qui la gente vive in maniera pacifica, è abituata al turismo e fa di tutto per farti sentire a casa. Per questo è così facile innamorarsi di questi posti. Ed è strano vedere come su un’isola così minuscola riescano a convivere pacificamente tanti colori di pelle, di occhi e di capelli».

Due anni fa in Wisconsin Eppure partire da casa non è stato facile, nonostante un anno scolastico già vissuto, due anni fa, in Wisconsin, dove ha conosciuto il ragazzo che, trasferendosi per lavoro proprio alle Hawaii, la nostra Rossella ha deciso di seguire: «Ci ho pensato tanto - ammette - è stata una scelta sofferta, ma alla fine sulla bilancia c’ erano più aspetti positivi che negativi. So di avere la mia famiglia sempre vicina, anche se non è qui con me. Ho deciso di buttarmi, perché ci sono opportunità che ti capitano una volta sola nella vita e non puoi fartele sfuggire». In Italia, dopo la prima esperienza americana, Rossella ci è rimasta solo un anno, giusto il tempo di prendere la maturità.

Non ha ancora deciso cosa farà da grande, ma di certo continuerà a viaggiare: «Mi piacerebbe fare un lavoro legato al turismo, o che mi dia la possibilità di guadagnare tanto, da poter girare il mondo - confessa -. Però adesso non so neppure dove finirò l’ università. Forse ascolterò il consiglio di mio papà, che mi vorrebbe più vicina a casa. Chissà, magari a New York. Intanto sto imparando il giapponese perché penso che potrà offrirmi numerosi sbocchi per il futuro». Quel che è certo è che per i prossimi due anni la casa di Rossella resterà a Ewa Beach, dove vive insieme ad altri 5 studenti. «Da quando sono lontana, ho imparato ad apprezzare l’ Italia - dice -. Il nostro è un Paese che per amarlo ti ci devi staccare un po’. È chiaro che mi manca, soprattutto il cibo. Qui ho visto un solo ristorante italiano, elegante, dove una pizza costa 35 dollari! È tutto molto più caro, l’ altro giorno per una cipolla ho speso 2 dollari e 99 centesimi. Un cesto d’ uva costa 7 dollari, una confezione di pan carré 5, un litro di latte 2. Importano ogni cosa ed è per questo che costa tutto così tanto». Lasciamo Rossella dopo una lunga chiacchierata; da noi sono quasi le 10 del mattino, per lei si sta facendo l’ ora di andare a letto.

«Siamo ancora in maglietta e infradito - ci dice, non senza un pizzico di malizia, raccontando ancora una volta il suo sogno americano -. In Wisconsin nevicava spesso e le temperature scendevano anche 20 gradi sottozero. Qui, invece, è pazzesco come il clima cambi totalmente ad appena mezz’ ora di macchina. Dove sono io è caldo e asciutto, ma non lontano da qui piove sempre e c’ è una vegetazione rigogliosa. Questi territori così diversi tra loro, eppure così vicini, mi affascinano. C’ è la neve e c’ è il deserto, le piogge tropicali, tanto verde e un arcobaleno al giorno». È l’ ultima coloratissima cartolina che Rossella ci manda dalle Hawaii, disegnandola con le parole. Forse perché vivendoci dentro, per lei è più facile così.

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