Lunedì 30 Giugno 2014

Tutti contro la Fifa

È un tiro al piccione

Il presidente della Fifa Joseph Sepp Blatter

Tutti contro la Fifa. Tiro al piccione, anzi al moloch che gestisce il calcio mondiale. L'ira del presidente uruguayano Josè Mujica («Fifa figli di p...» per la stangata a Luis Suarez, causa morso a Chiellini, è l'ultimo arrivo nella sequela di attacchi periodici che la politica lancia sull'organismo guidato da Joseph Blatter, la cui gestione è spesso discutibile.

La rottura è totale con la presidente del Brasile Dilma Roussef. Un mese fa la vulcanica Dilma esplose in un poco diplomatico «levatemi dalle scatole Blatter e Valcke», cioè presidente e segretario Fifa. «Non siamo obbligata ad ascoltare considerazioni che feriscono la nostra sovranità» disse la Rousseff, replicando a Valcke secondo cui il Brasile è «più impegnato nella conquista del titolo che nei lavori per gli stadi».

Per ripicca Dilma ha disertato il congresso Fifa a San Paolo il 10 giugno. Il battagliero presidente uruguayano Mujica ha calcato la mano: «Quanti soldi ha perso la Fifa per l'uscita di Italia e Inghilterra ?». Quello dei soldi è un tema delicato dalle parti Fifa: un mese fa il Sunday Times di Londra ha scritto che l'assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar è stata comprata con le tangenti. Blatter, non nuovo a ripensamenti, ha commentato che forse quella del Qatar non è stata la scelta migliore, ma si riferiva al clima dell'emirato.

Il premier britannico Cameron ha chiesto subito alla Fifa di riaprire la questione e ha proposto Londra come sede della World Cup 2022. Idem l'Australia. Furiose polemiche si sono scatenate nelle federazioni di mezzo mondo. E non tutti hanno mantenuto l'aplomb: la Fifa è diretta come «una famiglia di mafiosi» e Blatter è «Don Corleone» ha detto l'ex capo della federcalcio inglese David Triesman. Sul Qatar Blatter è stato preso di mira anche dal governo francese, per aver detto che la scelta dell'emirato ebbe l'ok di Parigi: «parole senza fondamento». Europarlamento e Amnesty International hanno messo la ciliegina finale sul caso Qatar, accusando la Fifa di aver scelto un Paese nel quale a migliaia sono sfruttati sul lavoro.

Diego Maradona con la Fifa ha un conto aperto da una ventina d'anni: «è una multinazionale che si sta mangiando il pallone» ha detto ultimamente. Anni fa parlò di «dinosauri» alla guida della federazione. Ora dice che «favorisce le squadre importanti per gli interessi degli sponsor» e ha citato il caso dei 7 giocatori costaricani sottoposti all'antidoping dopo la partita con l' Italia, «invece dei 2-3 previsti di solito».

In tempi più lontani, Blatter polemizzò con l'Ue per le norme del Libro Bianco «su doping, diritti tv, settori giovanili, sicurezza, razzismo», era il 2007. L'anno prima, polemica durissima della Turchia, per la maxi squalifica dopo incidenti in una gara con la Svizzera.

Nel 2010 fu nientemeno che Gheddafi ad attaccare la Fifa «mafiosa e corrotta», che vuole «far rinascere la schiavitù comprando giocatori di paesi poveri per metterli in campi di paesi ricchi». Nel 2003 la Cina fece la voce grossa perché il sito Fifa aveva incautamente definito il Tibet «Paese vicino alla Cina». Pronte scuse e immediata rimozione della pagina. Blatter e soci ne hanno viste tante.

© riproduzione riservata