Sabato 06 febbraio 2010

Pedemontana al via, Berlusconi:
«Prova del nostro buon governo»

E' stata posata sabato mattina a Cassano Magnago, nel Varesotto, la prima pietra della Pedemontana, una delle opere più tormentate che la storia delle infrastrutture italiane ricordi. Non c'era Silvio Berlusconi, causa improrogabili impegni istituzionali, ma ha telefonato verso mezzogiorno. Il governo era rappresentato dal ministro alle Infrastrutture, Altero Matteoli. «Questa è un'infrastruttura per cui il governo Berlusconi si è attivato nel 2001, è bene dire che si tratta solo di una serie di infrastrutture che si sono realizzate in questi mesi in Lombardia - ha detto il ministro - Per questo possiamo dire che siamo sulla strada giusta e dobbiamo continuare anche con l'attuale scarsità di risorse. Grazie anche agli accordi con il mondo privato riusciamo a realizzare le opere».

«È un'opera epocale, desiderata da tutti ed è un segnale per l'Italia che le grandi opere si possono fare, fare bene e in tempi ristretti e costi certi» ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, aggiungendo che con la Pedemontana «eviteremo alle nostre imprese perdite per milioni di euro, perchè il tempo è oramai un fattore concorrenziale». Il presidente della Regione ha quindi assicurato che i tempi di conclusione del cantiere «sono certissimi, ci ho messo la mia faccia e dunque la Pedemontana sarà completata entro il 2014». Quanto al secondo lotto per le tangenziali di Varese e di Como, non ancora finanziato, Formigoni ha detto che si arriverà alla copertura finanziaria e «si faranno le tangenziali».

«Era ora che si avviassero i lavori per la Pedemontana - ha detto l'assessore lombardo alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo - anche se è giusto ricordare che c'è voluto troppo tempo e quest'opera era diventata simbolo dell'incapacità di dotarsi di infrastrutture: oggi la Pedemontana diventa simbolo di una stagione nuova, perchè le opere si fanno».

Il premier Silvio Berlusconi, nella sua telefonata da Roma, ha esordito in modo spiritoso: «La verita è che sono rimasto a Roma per tenere sotto controllo e buoni tutti i produttori di ghiaccio della burocrazia romana». Il presidente del Consiglio ha poi parlato del gradimento di Formigoni: «Secondo i sondaggi in Lombardia il presidente Formigoni è dato ben oltre il 60% e questo dà per certo la sua vittoria e la nostra vittoria. Questo deriva da come la Lombardia è stata governata e come stiamo governando l'Italia» aggiungendo che Formigoni è a «più del doppio rispetto al suo competitore».

«Una cosa che io suggerisco al presidente Formigoni e che credo lui, insieme a tutti gli altri candidati alle elezioni regionali, si obbligherà a fare è questa - ha proseguito il premier - Far partire il piano casa che il governo ha approvato qualche mese fa dando a tutti i proprietari di abitazione singole o duplici e a chi ha vecchie case da ricostruire secondo quella legge che il governo centrale ha approvato» .

C'è stato anche uno scambio di battute tra il presidente del Consiglio e il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, sul verde in Lombardia. Il premier, ricordando che il progetto prevede la piantumazione di un milione di alberi, ha sottolineato che bisognerebbe metterne molti di più per rendere ancora più verde la Lombardia. A questo punto Umberto Bossi, seduto in prima fila, si è alzato, ha preso un microfono e ha assicurato, scherzando: «Silvio, sono Bossi... lasa stà (lascia stare), al verde ci pensa la Lega» con evidente riferimento al colore leghista.

A proposito della riapertura dei cantieri della Pedemontana, Berlusconi ha detto: «È un'altra dimostrazione del fatto che nonostante questa crisi l'Italia c'è e c'è soprattutto un governo che ha continuato a lavorare bene per tutti gli italiani. Credo che la grave crisi economica sia stata affrontata bene: non abbiamo aumentato le tasse e abbiamo superato con misure sagge e lungimiranti gli effetti peggiori della crisi, abbiamo aiutato le famiglie a basso reddito, gli anziani e abbiamo assicurato un sostengo a tutti coloro che hanno perso il lavoro e introdotto nuove tutele a chi non aveva la cassa integrazione».

Per l'occasione non è mancata la polemica. L'ex presidente della Provincia di Milano e attuale candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra, Filippo Penati, ha abbandonato la cerimonia dopo che gli era stato riservato un posto in quinta fila, lontano dai rappresentanti delle istituzioni. «Premetto - ha detto Penati - che sono convinto dell'importanza di quest'opera per tutti i cittadini lombardi. Ho lasciato la cerimonia perchè, forse per colpa di qualche servo sciocco, mi è stato riservato un posto in quinta fila forse per nascondere il fatto che l'opera, attesa da decenni, è stata resa possibile anche grazie al mio impegno. Se oggi parte la Pedemontana - ha aggiunto Penati - è perchè le istituzioni, anche grazie a me, hanno collaborato. Sono convinto che le opere migliori si ottengono solo grazie alla collaborazione».

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni si è detto dispiaciuto per la decisione dell'ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati: «La carica istituzionale che attualmente Penati ricopre - ha spiegato Formigoni - è quella di consigliere della Provincia di Milano. In prima fila ci stanno i ministri, i presidenti di Regione e gli assessori». Formigoni ha quindi aggiunto che «la Regione Lombardia si è confrontata con tutti i governi che si sono succeduti dal '95 in poi. Ogni governo ha fatto un pezzettino e ci mancava altro che qualche governo dicesse di no, saremmo andati ad invadere Palazzo Chigi. Ognuno ha fatto il suo dovere».

La parte bergamasca -
La Pedemontana riguarda molto da vicino il nostro territorio, visto che ad Est si innesterà sull'A4 all'altezza di Osio Sotto. I Comuni direttamente interessati dal tracciato sono Brembate, Bottanuco, Capriate San Gervasio, Filago e Osio Sotto, ma se l'autostrada vera e propria si sviluppa per 87 chilometri, con la viabilità locale di raccordo si raggiungono i 157 e nella lista entrano Bonate Sotto, Bonate Sopra, Chignolo d'Isola, Madone, Suisio e Terno d'Isola. Tutte interessate da opere di collegamento all'autostrada vera e propria. Per la nostra provincia questa opera vuol dire un raccordo diretto con l'aeroporto di Malpensa e le autostrade per Como, Varese e quindi la Svizzera: tutto senza passare più per Milano, il che fa intuire la portata di Pedemontana per l'assetto complessivo del sistema autostradale lombardo e il traffico sull'asse Est-Ovest.

In verità i primi lavori di preparazione dei cantieri sono iniziati il 20 gennaio, ma quello di domani è il giorno dei giorni: i primi lavori riguardano il collegamento tra le autostrade A8 a A9 e le tangenziali di Como e Varese. A breve sarà bandita la gara d'affidamento per la progettazione esecutiva e la realizzazione del grosso dell'opera, la tratta da Lomazzo ad Osio Sotto, attraverso la Brianza: un lavoretto da 2,2 miliardi di euro a fronte dei 5 complessivi dell'opera e di un contributo statale di 1,2, inferiore cioè al 25 per cento: quel che manca dovrà essere reperito sui mercati finanziari. I lavori di questa parte dell'opera cominceranno a maggio 2011 Chilometri e tempi La complessità dell'opera sta nel fatto di snodarsi in un contesto assolutamente antropizzato. Lo confermano alcuni dati: solo 17 chilometri sono in rilevato, 31 sono in trincea, 11 in galleria artificiale, 3 in naturale e 5 in ponte-viadotto, compreso quello spettacolare che attraverserà l'Adda tra Cornate e Bottanuco.

I primi cantieri a venire ultimati saranno quelli inaugurati oggi, per la precisione a luglio 2013: per vedere completata l'intera opera bisognerà aspettare invece cinque anni. La conditio sine qua non è difatti l'apertura del sistema Pedemontano per l'Expo che aprirà i battenti il 1° maggio del 2015: un traguardo di quelli da non mancare, comune a Brebemi e alla Tangenziale Est esterna di Milano.

La storia del progetto - La cosa davvero incredibile è comunque la storia di questo progetto, che ha attraversato decenni su decenni senza schiodarsi dalla carta. Che ci crediate o meno, la prima ipotesi di tracciato compare nei Piani territoriali del 1963. Sì, 47 anni orsono. Nel frattempo il tracciato è salito e sceso manco un folle elettrocardiogramma: da Bergamo a Biella, poi da Trezzo a Saronno, poi da Usmate a Saronno tagliando fuori la Bergamasca. Tutto a livello di ipotesi, perché solo nel 1982 l'Anas inserisce l'opera nel Piano decennale della viabilità di grande comunicazione: 19 anni solo per questo primo passo.

Nel 1985 si sfiora il risibile quando la Regione sposta tutto ancora più a Nord: da Dalmine a Como e Varese attraversando il lecchese con tanti saluti a Milano. Che la prende male e mette sul tavolo l'ipotesi della Gronda intermedia Castellanza-Saronno-Vimercate-Trezzo: in pratica dal nulla si passa a due autostrade a pochi chilometri di distanza. Sempre sulla carta, beninteso, ma tanto basta per far imbestialire ambientalisti e comitati vari. A ragione. Nel 1990 arriva il passaggio-chiave, l'assegnazione della concessione alla società Pedemontana, all'epoca divisa equamente tra Milano-Serravalle e società Autostrade (uscita qualche anno fa): nel frattempo tra Pedemontana e Gronda intermedia si trova la soluzione ibrida un po' di qua e un po' di là, la si ribattezza Pedegronda e il tracciato ritorna più verso il Milanese: da Dalmine a Vimercate e da qui a Legnano. Peccato che quest'ultima sia fuori dalla concessione, e allora nuovo cambio in corsa fino all'attuale Sistema Pedemontano. È il 1999 e sembra quasi fatta, ma per mettere d'accordo tutti (vabbè, quasi...) servirà ancora una decina d'anni. Il resto è storia di oggi.

k.manenti

© riproduzione riservata