Task force contro i cinghiali
per 64 Comuni bergamaschi

È in arrivo un piano anti cinghiali per la Lombardia. Lo sta preparando una task force formata da Coldiretti (insieme ad altre associazioni di categoria), Ersaf, le province di Bergamo (64 i Comuni interessati), Brescia, Como, Milano, Sondrio e Pavia e altri enti.

È in arrivo un piano anti cinghiali per la Lombardia. Lo sta preparando una task force formata da Coldiretti (insieme ad altre associazioni di categoria), Ersaf, le province di Bergamo, Brescia, Como, Milano, Sondrio e Pavia, l'Università dell'Insubria di Varese, la Direzione Sistemi verdi della Regione e l'assessorato lombardo all'agricoltura.

In provincia di Bergamo questo ulteriore strumento è particolarmente atteso poiché sono 64 comuni interessati dal fenomeno (60 dei quali in area prealpina) distribuiti tra Val Seriana, Val Cavallina e alta Val Borlezza, Colli di San Fermo, con una popolazione di circa mille cinghiali, responsabile dell'82 per cento dei danni totali da fauna selvatica.

Nello scorso anno le squadre organizzate dalla Provincia hanno abbattuto 350 capi, invece dei 500 programmati. Un vertice per definire le misure contro i cinghiali che stanno devastando i campi e mettendo a rischio la sicurezza delle strade e dei cittadini si terrà il prossimo 8 febbraio a Milano al Pirellone.

Il piano punta su: controllo delle popolazioni, prevenzione dei danni e risarcimenti. Proposta anche la schedatura genetica per capire quali siano gli autoctoni e gli «stranieri». «Anche se un minimo risultato è stato raggiunto con gli abbattimenti - spiega il presidente di Coldiretti Bergamo Giancarlo Colombi - non bisogna abbassare la guardia».

«A livello provinciale la nostra organizzazione ha incontrato l'assessore alla Caccia Alessandro Cottini per cercare di trovare una soluzione non solo all'emergenza cinghiali ma anche ai problemi derivati da nutrie e volatili selvatici. Consapevoli che le risorse finanziarie per i risarcimenti sono limitate, intendiamo sviluppare ogni sinergia utile a mettere in atto un'efficace attività di prevenzione, anche se resta il fatto che gli agricoltori non possono accollarsi i costi dei danni che stanno diventando sempre più pesanti».

«In un momento di crisi per il settore agricolo come quello attuale non si possono lasciare sole le imprese a contrastare l'assedio dei selvatici, mettendo a rischio il loro ruolo economico e di tutela del territorio».

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