Nomine: «Ennesima frustrazione
degli insegnanti precari»

Venerdì la scuola bergamasca ha vissuto momenti di confusione: una serie di disguidi hanno mandato le nomine in tilt per i precari aspiranti a un incarico annuale per l'insegnamento delle lingue straniere. «Ennesima frustrazione», ci scrive una di loro.

Venerdì la scuola bergamasca ha vissuto momenti di confusione: una serie di disguidi hanno mandato le nomine in tilt per i docenti precari aspiranti a un incarico annuale per l'insegnamento delle lingue straniere. «Ennesima frustrazione», ci scrive una di loro.

Ecco la sua lettera
«Ennesima frustrazione consumata sotto gli occhi attoniti di decine di insegnanti precari in attesa di un posto vacante da coprire per l'anno a venire; la location, un'aula magna disposta ad accogliere speranze, attese e malumori di quanti ancora serbano in animo la prospettiva di un futuro di cambiamento.

Il sole che filtra prepotente dai finestroni semichiusi in una giornata di fine estate, già pesantemente in ritardo sulle previsioni di nomina; l'orario fissato le 10 della mattina, convocati in 250 per 30 posti e qualche decina di spezzone orario da ricoprire.

La voce della segretaria preposta alle operazioni d'un tratto di incrina e annuncia un'attesa di minuti, che diventano ore di stupore e che sfociano in un'agguerrita difesa di posizioni raggiunte con il merito dell'impegno e dalla costanza; le voci si alzano, la tensione si fa palpabile, le lancette ormai segnano le 13, ancora nessuno sblocco della situazione, semmai un infervorarsi ulteriore di critiche e malanimo; solo alle 15 la situazione si normalizza, si riprendono le chiamate, avanti il prossimo, si depennano le sedi scelte, si sgrana la graduatoria come si fa, le sere di maggio, con il rosario rabberciato dall'uso.

Il più si accampa in sedi improponibili, il resto si accontenta di tirare a campare, con uno  stipendio ridotto ai minimi dalla contrazione dissennata delle cattedre; i volti si rasserenano, ma è solo la stanchezza che irrompe sul senso di desolazione che serpeggia dentro i cuori.

L'aula si vuota e si riempie ad intervalli ciclici di soffusi commenti, malinconie imperanti di un passato che pareva avere in grembo il germinare di una stagione diversa.

Siamo solo insegnanti, però, e non possiamo aspettarci, al di là di mere parole di altisonanti ideali, che il trattamento che ci è riservato, in una società che ha smarrito il senso della ragione e della consapevolezza di quel che conta davvero».
 
Mariagrazia Tumbarello
Bergamo

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