Lunedì 29 Luglio 2013

Scavi in viale Vittorio Emanuele
I residenti: rischio idrogeologico

Venerdì sono iniziati i lavori, sabato il giudice ha ordinato la sospensione - dietro richiesta da parte di un residente di un provvedimento d'urgenza, con la formula «inaudita altera parte» cioè senza sentire la controparte - e lunedì gli operai hanno deposto gli attrezzi. È scontro sui box in viale Vittorio Emanuele. Un gruppo di residenti è sul piede di guerra.

Nel mirino un cantiere per la realizzazione di un parcheggio su due piani, 25 posti in tutto, in un giardino privato al civico 68, sulla sinistra salendo in Città Alta, poco dopo la funicolare. I residenti che vivono ai confini dell'area temono possibili problemi idrogeologici in una zona delicata, a ridosso delle Mura. «Il terreno in questione - scrive l'architetto Giancarlo Motta che con il notaio Andrea Letizia e altri residenti sta portando avanti la battaglia - si trova in una zona protetta del Parco dei Colli, ma è scontato che gli operatori, se hanno aperto il cantiere, abbiano tutte le concessioni previste. L'immagine del viale con l'eliminazione di tutte le essenze arboree riceve un brutto colpo. Tutto questo dispiace, ma non è la questione principale».

Il nodo, dicono, è «il possibile dissesto idrogeologico che mette a rischio la fascia immediatamente adiacente le Mura». I residenti sono preoccupati per le conseguenze dei lavori di sbancamento: «Nei terreni immediatamente adiacenti, a poche decine di metri, sorge l'acqua della sorgente Bertello e tenuto conto che lo scavo nell'area interessata prevede, tra l'altro, di scendere ad una quota di circa 4 metri sotto il livello del viale, ci siamo preoccupati, come proprietari confinanti, di far svolgere una consulenza da un gruppo di ricercatori del Diseg (Dipartimento di ingegneria strutturale, edile e geotecnica) del Politecnico di Torino. La relazione conclusiva, datata 31 ottobre 2012, è stata da noi consegnata tempestivamente a tutti i soggetti, pubblici e privati, coinvolti nell'operazione. Non pare però che questo abbia indotto gli operatori a svolgere ulteriori indagini o approfondimenti, nonostante i disposti di legge».

Il quadro che ne esce - denuncia l'architetto Motta - desta preoccupazione non solo per noi che viviamo ai confini dell'area, ma per tutti i cittadini che non credo abbiano voglia di assistere ad un'altra vicenda simile e potenzialmente più pericolosa a quella già vissuta con la frana al parcheggio della Fara. La battaglia va avanti da tempo. Un residente ha anche impugnato il permesso di costruire rilasciato dal Comune davanti al Tar di Brescia. Ma il ricorso è stato respinto perché «la questione ritenuta di natura privatistica» spiegano. La commissione tecnica comunale competente - rilevano da Palafrizzoni - ha rilasciato il permesso nel pieno rispetto della legge Tognoli che dice che ogni abitazione deve avere un parcheggio pertinenziale. L'impresa immobiliare (la Camozzi casa di Albino) che aveva acquisito il diritto di costruire nel sottosuolo da un residente e sta realizzando il parcheggio preferisce non rilasciare dichiarazioni.

V. San.

fa.tinaglia

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