Mercoledì 18 Marzo 2009

Col timer a caccia di caprioli
Bloccato bracconiere a Clusone

Gli agenti della Provincia hanno sventato un episodio di bracconaggio piuttosto sofisticato, nel senso che ci si avvaleva di moderni strumenti per calcolare il passaggio degli animali, e hanno bloccato un cinquantenne di Clusone, che ha ammesso le proprie responsabilità. Ecco come sono andate le cose. Gli agenti del Nucleo ittico venatorio del Corpo di polizia provinciale avevano individuato, in località Salés a Clusone, una postazione verosimilmente predisposta per l’attività illecita di bracconaggio notturno: era in aperta campagna, in un luogo frequentato da ungulati quali caprioli e cervi, costituita da due punti di «pasturazione» dove venivano depositati scarti alimentari (pane, residui di frutta e verdura, granoturco), per attirare gli animali, e da una postazione di tiro, ricavata in una nicchia del terreno, ubicata nelle immediate vicinanze. In uno dei punti di pasturazione era posizionato un «timer» costituito da una sveglia analogica collegata a una batteria mediante cavi elettrici: il circuito veniva interrotto dal passaggio degli animali, permettendo così di conoscere l’orario in cui questi giungevano sul luogo per cibarsi. In questo modo i bracconieri potevano calibrare le loro uscite.

Si predisponevano quindi servizi notturni di monitoraggio dei luoghi da parte degli agenti della Provincia che accertavano come le pasturazioni venivano puntualmente controllate e reintegrate con nuovi alimenti e timer di volta in volta ricollegato: «La postazione - comunica la Provincia - era quindi attiva e l’obiettivo finale era quindi un’azione di caccia illegale». La pattuglia della Polizia provinciale, con guardie volontarie della Provincia a valle, accertava che verso le 20 giungeva sul posto un’auto con a bordo due persone: una è scesa e si è diretta verso la postazione, il veicolo ha proseguito per un tratto sulla strada sterrata. Gli agenti, nascosti tra la vegetazione e dotati di binocoli e visore notturno, hanno seguito la scena. Fucile da caccia avvolto in una coperta, l’uomo si è avviato sul luogo delle pasturazioni e qui è stato bloccato. È un cinquantenne di Clusone, con un fucile sovrapposto, sulle cui canne era stata installata una torcia elettrica per l’attività di sparo nelle ore notturne. Aveva con sé cartucce da caccia a palla unica e a «pallettoni» (munizioni adatte solo per l’abbattimento di grossa selvaggina).

Il bracconiere - che aveva con sé scarti alimentari e l’attrezzatura necessaria per l’attività di appostamento, abbattimento e lavorazione degli animali eventualmente abbattuti - ammetteva subito le proprie responsabilità. A bordo dell’auto con cui era giunto sul posto c’era la figlia. Nel corso dei controlli nell’immobile di proprietà venivano poi rinvenute altre munizioni a palla non denunciate, quattro sacchetti di carne di capriolo congelata e una pistola a tamburo sprovvista di matricola identificativa. Il Comandante del Corpo di polizia provinciale Alberto Cigliano spiega che sono stati contestati i reati di caccia in periodo di divieto generale (l’apertura generale della caccia è fissata dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio), di esercizio della caccia con mezzi vietati (nella zona faunistica delle Alpi sono vietati la detenzione e l’uso di cartucce con pallini di diametro superiore a 4 millimetri), di omessa denuncia all’autorità di Pubblica sicurezza della detenzione di munizione a palla unica e di detenzione di arma clandestina (la pistola a tamburo)».

Per l'assessore Luigi Pisoni «questa nuova operazione testimonia l'efficacia operativa della Polizia provinciale. L’attività di prevenzione e controllo è continua su tutto il territorio e l’impegno per la tutela del nostro prezioso patrimonio faunistico è massimo».

a.benigni

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