Aumentano i casi di violenza sulle donne «Sempre peggio. E ha le chiavi di casa»

Aumentano i casi di violenza sulle donne
«Sempre peggio. E ha le chiavi di casa»

Negli ultimi anni si è registrato un numero crescente di casi di violenza, e il dato riguarda il 31% delle donne tra i 16-70 anni

«La violenza sulle donne non ha confini. Spesso ha le chiavi di casa». Così si intitola l’incontro che il coordinamento provinciale delle pensionate Cisl ha organizzato per l’8 marzo alle 14.30 nella sala civica di via Martiri della libertà a Petosino.

«Una donna su tre ha subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche, nella maggioranza dei casi da parte di un familiare, di un amico o di un conoscente. La violenza sulle donne è trasversale a tutte le categorie sociali, economiche, culturali e anagrafiche. Negli ultimi anni si è registrato un numero crescente di casi di violenza, e il dato riguarda il 31% delle donne tra i 16-70 anni».

«Quasi 7 milioni di donne nella civile Italia hanno subito nel corso della propria esistenza qualche forma di violenza fisica o sessuale: quasi 3,5 milioni di donne subiscono o hanno subito stalking» spiega Mina Busi, segretario provinciale della Fnp Cisl di Bergamo ha raccolto per l’occasione i dati relativi alla violenza, scoprendo che nessun luogo è immune.

«Non abbiamo a disposizione un dato bergamasco, ma siamo convinte che anche da noi violenze e soprusi nell’ambito familiare si ripetano con cadenze simili a altre provincie, e qui come altrove siano la paura e la vergogna a impedire che ci sia una conoscenza reale del problema».

La società odierna è caratterizzata da innumerevoli fenomeni di violenza: alle donne, ai bambini e agli anziani. Spesso sui giornali, leggiamo il resoconto di episodi di violenza contro donne e persone anziane, ma, pur provandone sgomento, la loro frequenza è diventata tale che si corre il rischio di una certa assuefazione.

«La violenza contro le donne è spesso la conseguenza di modelli sociali e culturali ormai obsoleti; molte donne sono cresciute in una società con un modello patriarcale e maschilista, interiorizzando un modello comportamentale che le vedeva relegate in un ruolo subordinato rispetto alla figura maschile. Ai nostri tempi, nonostante ci sia stato un parziale superamento di questo modello sociale, la violenza contro le donne, come tutti sappiamo, esiste ancora e si può manifestare con diverse forme». La violenza domestica, inflitta dal partner, è la forma più comune (30%): «Stime comunque prudenti perché, molti casi non vengono denunciati».

Tra l’altro il 2014 per l’Italia è stato l’anno nero per i femminicidi, con 179 donne uccise: in pratica una vittima ogni due giorni. Nel 2015 sono stati 137. «Parlarne è il primo passo – conclude Busi – per cercare di arginare una situazione che da troppo tempo è una vera e propria emergenza sociale e culturale. Occasioni come la festa della donna e il convegno che abbiamo voluto organizzare in questa occasione crediamo che possano rappresentare per le donne che si trovano in queste condizioni, la spinta per provare a farlo».


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