Berghem Fest, il Bocia l’aveva previsto
«Alcuni hanno le bombe carta in tasca»

«L’aria è tesa, alcuni hanno già le bombe carta in tasca». Lo avrebbe detto il leader della Curva Nord, Claudio «Bocia» Galimberti, a una pattuglia della Digos di Bergamo, prima che iniziasse la Bèrghem Fest di Alzano del 25 agosto 2010.

Parole profetiche, perché la serata si concluse effettivamente fra auto incendiate, bombe carta e fumogeni, con un vero e proprio assalto al palco dove sedevano ben tre ministri: Roberto Maroni, Giulio Tremonti e Roberto Calderoli. A riferire quelle frasi del Bocia sono stati due agenti della Digos, sentiti come testimoni lunedì mattina 15 dicembre nell’ambito del «processone» a carico degli ultrà (147 gli imputati), scaturita dalla maxi inchiesta del pm Carmen Pugliese.

Stando alla testimonianza degli uomini della squadra tifoserie della questura, il capo della Curva aveva in qualche modo preannunciato quello che sarebbe accaduto alla Bèrghem Fest: i poliziotti hanno riferito in aula di aver incontrato il Bocia in motorino durante i loro giri di perlustrazione attorno all’area della festa, prima dell’inizio dell’evento. Gli ultrà ce l’avevano con Maroni (allora ministro dell’Interno) per via della loro protesta contro la tessera del tifoso e pretendevano di avere un faccia a faccia con lui. «I miei hanno già le bombe carta, vogliono lanciarle sui tendoni», avrebbe detto Galimberti agli uomini della Digos.

Le dichiarazioni dei poliziotti hanno suscitato il forte disappunto dei legali degli ultrà, che le hanno messe in discussione: «Possibile che di una simile presunta affermazione di Galimberti - ha ribattuto uno dei suoi difensori, l’avvocato Andrea Pezzotta - non vi sia alcuna traccia negli atti delle indagini? Eppure, se fosse vera, si sarebbe trattato di una circostanza di non poco rilievo». Gli uomini della Digos hanno replicato: «Al momento di redigere gli atti non avevamo dato peso alla cosa, perché più volte Galimberti aveva avuto simili uscite».

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