Mercoledì 15 Aprile 2009

Il terremoto in Abruzzo
La Caritas adotta Paganica

Le Caritas lombarde saranno gemellate con Paganica. Questo è quanto è stato stabilito al Centro di coordinamento nazionale di Caritas Italiana che ha suddiviso l’area terremotata in otto zone omogenee e ha provveduto agli abbinamenti con le delegazioni regionali delle Caritas Diocesane.

Nelle prossime settimane, dunque, i volontari delle Caritas della Lombardia partiranno per la frazione de L’Aquila dove la Protezione civile ha allestito il campo. Il loro compito sarà di stare accanto agli sfollati, ascoltare i loro bisogni e dedicarsi in particolare ai più deboli: anziani, malati, disabili, minori e migranti. Con l’aiuto dei volontari saranno registrate anche le esigenze legate alla fase post-emergenza, un monitoraggio essenziale per preparare il terreno all’intervento successivo.

I gemellaggi - Già sperimentati in Umbria (1997) e Molise (2002) i gemellaggi sono le modalità attraverso cui operano le Caritas per accompagnare fuori dall’emergenza le popolazioni colpite dai terremoti. Sono un’esperienza di «Chiesa di prossimità», come ha sottolineato anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana nella sua visita di ieri nei luoghi del terremoto. Attraverso di essi si crea uno spirito di condivisione e intensa collaborazione tra chi aiuta e chi viene aiutato, grazie al quale il territorio diventa protagonista della sua stessa rinascita e si consolida il sentimento di comune appartenenza ecclesiale.

«Già lunedì alcuni direttori delle Caritas della Lombardia insieme a degli operatori hanno incontrato i responsabili di Caritas Italiana e delle comunità locali a L’Aquila, per una prima visita esplorativa. In particolare, hanno parlato a lungo con i parroci delle parrocchie di Paganica e dintorni che ci sono state assegnate per raccogliere le prime esigenze - spiega Don Claudio Visconti, direttore della Caritas Bergamasca. Sulla base di queste richieste, si definirà anche il profilo del volontario con cui selezionare e formare le persone che si stanno rendendo disponibili in questi giorni per portare il proprio aiuto e la propria vicinanza. Partirà, inoltre, da subito anche la seconda fase dell’intervento in cui si individueranno i progetti precisi di ricostruzione e rigenerazione di quel tessuto sociale che costituisce ogni parrocchia e che un terremoto inevitabilmente lacera».

La situazione a Paganica - Importante frazione del Comune de L’Aquila, Paganica conta 7mila abitanti. Il terremoto ha distrutto completamente il centro storico. Ma anche gli edifici più recenti, costruiti in periferia, sono stati gravemente danneggiati e risultano per lo più inagibili. Dal 6 aprile tutta la popolazione vive per strada. Circa 1.800 persone hanno trovato alloggio nel campo della Protezione civile, che con le sue 130 tende è tra i più grandi tra quelli allestiti in tutta l’area terremotata. Almeno altri 5mila cittadini vivono in tende proprie, spesso fornite dalla stessa Protezione civile, davanti alla propria casa o in accampamenti improvvisati. «Le persone sono ancora traumatizzate – dice il parroco di Paganica e direttore della Caritas diocesana de L’Aquila don Dionisio Humberto Rodriguez Cuartas, di origini colombiane e rimasto anche lui senza abitazione. Anche chi ha una casa agibile, preferisce non rientrare per paura di nuove scosse».

Nonostante tutto c’è però molta voglia di ricominciare una vita normale. «A Pasqua ho battezzato due bambini nella chiesa-tenda dove celebro la messa. Ieri tutto il paese ha partecipato alla tradizionale processione – racconta il parroco – E questa mattina c’è chi è partito dalle tende per andare a lavorare nelle fabbriche della vicina area industriale e negli uffici de L’Aquila che hanno potuto riprendere l’attività. Certo c’è ancora lo spavento dei crolli, il dolore per la perdita dei propri cari, il timore per un futuro incerto. Ma anche tanto entusiasmo, soprattutto tra i giovani».

Molti sono, infatti, i volontari che si stanno dando da fare in questi giorni: gli uomini della Protezione civile, della Croce Rossa, delle Misericordie e degli Alpini. Ma anche tanti giovani delle parrocchie e delle associazioni cittadine, come i ragazzi della Paganica Rugby, la squadra in serie C che ha perso sotto le macerie il suo giocatore più promettente. «Tutta questa voglia di rimboccarsi le maniche, di ricominciare da capo è un segno di speranza che mi rincuora e mi fa bene sperare per il futuro. Sono certo che la mia gente, con l’aiuto e la solidarietà che sta arrivando da tutta Italia, saprà rimettersi in piedi», conclude don Dionisio.

a.ceresoli

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