La tragedia di Pioltello, indagine chiusa
«Giunto rotto, Rfi non garantì sicurezza»

Chiusa l’inchiesta sul deragliamento del treno che nel gennaio 2018 costò la vita a tre persone, tra cui due bergamaschi. Dodici persone verso il processo: due manager e sette tra dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana, la stessa società e due ex vertici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie.

I pm di Milano hanno chiuso le indagini per disastro ferroviario colposo e altri reati, in vista della richiesta di processo, a carico di 12 persone, ossia due manager e sette tra dipendenti e tecnici Rfi (Rete ferroviaria italiana), la stessa società, e due ex vertici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie sull’incidente ferroviario di Pioltello in cui il 25 gennaio 2018 morirono tre persone e decine rimasero ferite. Stralciata la posizione di due manager Trenord e della società in vista dell’archiviazione. Delle tre vittime, due erano bergamasche: il medico di Caravaggio Maddalena Milanesi, 61 anni, e l’impiegata di Misano Gera d’Adda Pierangela Tadini, 51 anni. La terza vittima, Giuseppina Pirri, 39 anni, era di Capralba, in provincia di Cremona.

Nell’inchiesta, condotta dalla Polfer e coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, alle 11 persone fisiche vengono contestati i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, mentre la società Rfi è indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Nei giorni scorsi si era saputo che oltre ai nove, tra manager e dipendenti di Rfi, indagati già noti, gli inquirenti avevano iscritto anche Amedeo Gargiulo, all’epoca direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie, e un suo vice. Anche per loro si profila la richiesta di rinvio a giudizio.

Secondo la relazione finale dei consulenti tecnici nominati dai pm, depositata lo scorso marzo, il disastro ferroviario di Pioltello è stato causato dallo «spezzone di rotaia» di 23 centimetri che «si è fratturato», nel cosiddetto «punto zero», per «un danneggiamento ciclico irreversibile generato da condizioni di insufficiente manutenzione». E «l’assenza dei controlli Us (ultrasonori)» non ha consentito di monitorare la «progressione irreversibile del danneggiamento del giunto» in cattive condizioni, anzi ci sono stati «ritardi» nella «sostituzione» proprio di quest’ultimo.

La causa del deragliamento, infatti, fu «la sopraelevazione della ruota destra» del terzo vagone del convoglio dovuta «all’interposizione dello spezzone di rotaia», quello da 23 centimetri che si staccò, «tra il binario di corsa e la ruota stessa». E la mancata «istruzione delle richieste di sostituzione» del giunto nel «punto zero» – il cui problema era noto da almeno 11 mesi – «secondo quanto le procedure Rfi imponevano» e i «ritardi nella programmazione delle attività di sostituzione» ha permesso «all’irreversibile ammaloramento del giunto di procedere fino al cedimento finale». Per tamponare il problema, venne soltanto piazzata una tavoletta di legno sotto il giunto per evitare che la rotaia sbattesse contro la massicciata.

I dirigenti di Rfi avrebbero omesso «di mettere a disposizione dei lavoratori di Trenord srl e di tutti i viaggiatori dei treni percorrenti» la linea interessata «attrezzature idonee ai fini della sicurezza» senza garantire così «che l’infrastruttura fosse mantenuta in buono stato di efficienza per la sicura circolazione dei treni», si legge nell’avviso di chiusura indagini. «Nonostante i ripetuti e frequenti episodi di rotture» dei giunti «su tutto il territorio nazionale», Maurizio Gentile, in qualità di a Rfi, non avrebbe provveduto «a dare disposizioni o direttive generali» affinché fossero «intensificate le attività ispettive sull’infrastruttura» e fosse «assicurata la rapida sostituzione di tutte le parti ammalorate» o a «rischio rottura». Sono cento in totale le «parti offese», tra cui le famiglie dei tre morti e 97 tra feriti gravi e lievi e persone che hanno subito traumi psicologici e disturbi da stress.

© RIPRODUZIONE RISERVATA