Ponte crollato si indaga sulle cause
«Non è fatalità ma una somma di incurie»

A Tgcom24 le parole le presidente dell’Ordine degli ingegneri : «Si è rotta la mensola, non è stata una fatalità ma una somma di incurie». Procuratore di Lecco: «Capire cosa è successo perchè ci potrebbero essere altri cavalcavia sottoposti alle stesse intemperie, costruiti con gli stessi materiali, dalla stessa impresa».

«Si è rotta la mensola al passaggio del tir a causa della ruggine e di sollecitazioni che duravano da tempo. Non è stata una fatalità, ma una somma di incurie». Lo ha detto il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Lodi Luca Bertoni a Tgcom24.

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Parla anche il Procuratore capo di Lecco, Antonio Chiappani al Corriere della Sera: «Adesso è fondamentale capire che cosa è successo per garantire la sicurezza dei cittadini. Guardiamo a tutta la statale 36, dobbiamo dare lo spunto con le nostre indagini perché si possano capire le problematiche che potrebbero avere altri cavalcavia sottoposti alle stesse intemperie, costruiti con gli stessi materiali, dalla stessa impresa».

I cavalcavia sulla Milano-Lecco sono 25, al netto di quello crollato, «non sappiamo a quando risalgano, quali interventi hanno subito. Anche questo ponte aveva subito lavori, mi dicono due interventi. Dovremo capire quali opere sono state fatte e da chi, spiega Chiappani. Per quanto riguarda la rimozione delle macerie «la trave di cemento armato deve essere sezionata, c’è il rischio che si sbricioli. La cosa fondamentale adesso è procedere in sicurezza, documentando passo passo per ricavare dati certi, che ci permettano di fare chiarezza e procedere alle perizie. Anche di parte».

«C’è l’esigenza di riaprire la strada al traffico, lo sappiamo. Ma dobbiamo intervenire con attenzione. Per questo abbiamo subito nominato un professore del Politecnico esperto di costruzioni per essere certi che tutto si svolga nella maniera più scrupolosa». «Noi guardiamo all’usura dovuta agli agenti naturali ma soprattutto alle grandi sollecitazioni che questo ponte ha avuto con il continuo passaggio di tutti questi grossi carichi eccezionali. Tanti, proprio tanti, perché vicino c’è una grossa acciaieria. Vedremo le varie autorizzazioni, perché adesso sembra che nessuno autorizzi più niente... Ma sono i documenti che parlano, non le parole».

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