Venerdì 15 Gennaio 2010

Pace-maker nel bambino
Bergamo apre nuove strade

L’Unità di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione del Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo, guidata da Francesco Cantù, apre nuove strade per l’impianto di pace-maker nel bambino.

L’équipe ha recentemente concluso uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica di riferimento della Società Europea di Cardiologia, che ha valutato l’utilizzo di un nuovo sistema di elettrostimolazione costituito da un piccolo elettrocatetere in grado di garantire una stimolazione più fisiologica rispetto a quella fornita da un impianto tradizionale. Ancora oggi, l’impianto di un pace-maker nel bambino presenta numerose problematiche e complicanze. Durante l’intervento potrebbero verificarsi, a seconda delle dimensioni del bimbo, difficoltà relative al diametro dei vasi rispetto a quello dei cateteri, al posizionamento degli stessi all’interno delle cavità cardiache molto piccole e alla realizzazione di un’apposita tasca dove posizionare il generatore.

L’impianto di un pace-maker deve anche tener conto della crescita fisiologica dei piccoli pazienti e quindi gli elettrodi devono essere posizionati in modo da permettere un progressivo adattamento nel corso degli anni. Francesco Cantù e Paolo De Filippo, con i collaboratori Roberta Brambilla e Paolo Ferrero, hanno testato un nuovo sistema messo appunto da Medtronic, azienda leader nel settore biomedicale, che permette di raggiungere in maniera sicura e veloce, sia in atrio che in ventricolo, il punto migliore per stimolare adeguatamente l’organo. Tale sistema è composto da un sottile elettrocatetere che, grazie alla presenza di lobi espandibili sulla punta, può essere inserito e fissato anche in siti che fino ad oggi non erano considerati adatti ad accogliere un elettrocatetere per la stimolazione elettrica.

“I risultati ottenuti sono molto incoraggianti. Dopo l’intervento, le condizioni dei trenta giovani pazienti sono state costantemente monitorate e non abbiamo riscontrato complicanze dovute a dislocazioni o rotture dei cateteri - spiega Francesco Cantù, responsabile dell’Unità di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione Cardiaca degli Ospedali Riuniti di Bergamo -. Al momento è ancora presto per valutare le complicanze a lungo termine come l’occlusione venosa, uno dei principali rischi di un approccio transvenoso. Tuttavia, l’assenza di stenosi, ovvero di un restringimento del vaso sanguigno tale da ostacolare o impedire un normale afflusso di sangue, nella vena succlavia di alcuni di questi pazienti ci lascia ben sperare.”

“L’impianto di un pace-maker in un bambino è ancora oggi un intervento da valutare molto attentamente. Negli ultimi decenni si sono registrati notevoli progressi nel campo della tecnologia dei pace-maker in età pediatrica con la messa in commercio di nuovi elettrodi e generatori di dimensioni ridotte ma esistono ancora difficoltà tecniche e gravi complicanze – sottolineano Lorenzo Galletti e Adele Borghi, responsabili rispettivamente della Cardiochirurgia e della Cardiologia Pediatrica -. La tecnica messa a punto dalla nostra équipe di elettrofisiologi sembra essere davvero molto promettente e potrebbe risolvere molti dei problemi che attualmente si incontrano quando si deve procedere ad un impianto di pace-maker nei bambini che soffrono di blocco atrio-ventricolare, disfunzione del nodo del seno o di particolari aritmie.”

a.ceresoli

© riproduzione riservata