Martedì 28 Aprile 2009

Per l'Agenzia delle Entrate
«la scuola privata è un lusso»

Le scuole private non sono un lusso. Lo sostengono nove associazioni (laiche e cattoliche) di insegnanti e gestori (Agesc, Fidae, Agidae, Cnos-Fap, Ciofs-scuola, Fism, Foe-Cdo, Aninsei, Msc), riferendosi alla circolare dell'Agenzia delle Entrate del 6 aprile scorso che, in relazione al fenomeno dell'evasione fiscale, inserisce tra i servizi di lusso anche le scuole private.

Nella «condivisibile e opportuna» lotta contro l'evasione fiscale, spiegano le associazioni, l'Agenzia delle Entrate «sembra mettere sullo stesso piano servizi per il tempo libero e servizi educativi, puntando il dito contro le famiglie che mandano i figli nelle scuole cosiddette private. È necessario che venga chiarito a quali scuole si riferisce la circolare dell'Agenzia quando parla di 'scuole privatè, termine che non ha riferimenti legislativi. Ci si augura che queste indicazioni - affermano le nove associazioni in un comunicato unitario - non intendano segnalare le scuole paritarie che, secondo la legge 62/2000, fanno parte del sistema nazionale pubblico di istruzione. In questo caso quelli che sono dei diritti garantiti dalla Costituzione, la libertà di educazione e di scelta scolastica delle famiglie, verrebbero considerati come le spese per beni superflui quali 'porti turistici, circoli esclusivi, wellness center, tour operator, e così vià».

«In un momento così grave di crisi morale ed economica in cui le famiglie stanno cercando di sopperire a uno Stato inadempiente circa il riconoscimento della libertà di educazione, garantita invece in tutti i Paesi europei, cosa vuol dire evidenziare quale indicatore di situazioni di lusso la frequenza a scuole private? Il messaggio - concludono le associazioni - può essere interpretato in senso minaccioso: se scegli una scuola diversa dalla statale, hai dei redditi nascosti e perciò devi essere controllato. Al contrario, occorrono segnali positivi ed equi che rimettano in moto non solo l'economia ma ancora di più la speranza: per questo bisogna favorire le famiglie, la loro libertà di educazione, una pluralità di offerta formativa e scolastica».

a.ceresoli

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