Processo ultrà, si aspetta la sentenza
Chiesti 165 anni di carcere: grande attesa

Il pm Carmen Pugliese, chiusa l’istruttoria,ha chiesto 120 di reclusione per 87 ultrà atalantini e altri 45 anni per 56 catanesi, per un totale di 165 anni di carcere.

Lunedì 20 aprile è il grande giorno di una delle sentenze più discusse e più seguite sul territorio. Le richieste di condanna sono per 143 imputati, a vario titolo, nel maxi processo al tifo violento. Per il pm nessuna attenuante va riconosciuta al leader della Curva, Claudio Galimberti, detto Bocia: secondo la Pugliese deve rispondere di una trentina di capi d’imputazione e per lui il magistrato ha chiesto la condanna più severa, 6 anni.

Il reato più grave che gli viene contestato è il concorso nella rapina ai danni del tifoso juventino aggredito a cinghiate mentre festeggiava in centro lo scudetto della sua squadra.

Il Bocia avrebbe incitato l’ultrà che lo stava picchiando, con la frase: «Copel de bòte» (lui nega). Ci sono poi risse, violazioni di Daspo, la testata al giornalista de L’Eco di Bergamo, Stefano Serpellini, i disordini alla Bèrghem Fest di Alzano. «Nella sua alluvionale deposizione ha dimostrato carisma e doti da oratore – ha detto il pm – ma su di me il fascino nascosto di Galimberti non ha effetto. Ha ammesso buona parte degli addebiti, ma non poteva fare altrimenti. Per il resto, ci ha raccontato quello che ha voluto. Non ha neppure fatto chiarezza sull’episodio dello juventino aggredito, correndo il rischio di far condannare un suo amico innocente (il riferimento è all’ultrà Jean Luc Baroni, accusato in prima battuta, per cui il pm ieri ha chiesto l’assoluzione sul punto, ndr). E le opere di solidarietà svolte, la beneficenza fatta, non possono essere un’attenuante per Galimberti – ha concluso il pm – se poi va in giro a dare cinghiate».

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