Indagine della Regione: è la sanità il settore lavorativo che attrae di più le studentesse

Una ricerca realizzata dagli istituti Iard e Gender per conto della Regione Lombardia, sulle aspirazioni lavorative delle studentesse e i bisogni delle imprese, ha messo in rilievo che sono le professioni «di cura» quelle ritenute più gratificanti dalle studentesse. L’indicazione è emersa durante il convegno «Professioni da donna?», che si è svolto in Regione.Dalla ricerca, realizzata intervistando in profondità circa 1.000 studenti del quarto e quinto anno delle scuole superiori, e 11 imprese delle province di Bergamo e di Monza, emerge che è la sanità, con il 22% dei consensi, il settore che attrae di più le giovani studentesse, seguito da quelli: alberghiero 17%, economico finanziario 16%, istruzione 12% e commercio 11,5%.

I coetanei maschi sono invece attratti soprattutto dal settore finanziario (17%), dal commercio (14%) e dall’edilizia (11,2%).

Settori maschili e settori femminili dunque con una zona neutra:

il settore economico - finanziario, che attira uomini e donne in egual misura (16,1% delle ragazze contro il 17% dei ragazzi) e il commercio (11,5% e 14,1%).

Dal lato opposto, come vivono le imprese l’inserimento di personale femminile in ambienti di lavoro prettamente maschili?.

Mentre per quanto riguarda le competenze specialistiche, l’esperienza pregressa, la motivazione e l’impegno non si registrano significative differenze tra i due sessi, il tema della flessibilità oraria e della mobilità geografica presentano alcune difficoltà maggiori per le donne. L’intreccio tra competenze specialistiche e trasversali, il cuore delle nuove professionalità, sembrerebbe invece giocare a favore delle ragazze in quanto parte del mercato del lavoro lombardo riconosce alle risorse umane femminili competenze trasversali di tipo relazionale.

«Appare dunque, necessario rivedere, - ha affermato la consigliera di parità della Lombardia Bianca Giorgelli - da una parte le modalità attraverso cui avvengono le scelte di studio e di lavoro, dall’altra, i meccanismi di selezione delle imprese:

bisogna sostenere insomma un processo in cui l’informazione sia precisa, libera da pregiudizi e da stereotipi, aperta quanto più possibile a rappresentare un universo in cui i percorsi non siano così nettamente identificati come "tipicamente maschili" o "tipicamente femminili"».

Dal canto suo, l’assessore regionale all’Istruzione, formazione e Lavoro, Alberto Guglielmo, ha ricordato l’impegno della Regione con i 150 milioni del Fondo Sociale Europeo investiti per gli anni 2000-2006 (dei quali 120 milioni già impegnati), per migliorare la partecipazione delle donne lombarde al mondo del lavoro.

(17/11/2005)

© RIPRODUZIONE RISERVATA