Lunedì 14 Febbraio 2011

In Sant'Alessandro
c'è la schiaccia

Il locale è minuscolo, ma con il profumo intenso del pane appena sfornato. Ma attenzione, non si tratta di pane, ma di schiaccia. Il locale è all'inizio di via Sant'Alessandro, in città. Si chiama proprio così, «Schiaccia», ed è diventato un vero e proprio fenomeno tra i bergamaschi che sono disposti a fare la coda pur di assicurarsi il saporito pasto.

«Avevo circa tre anni quando addentai la mia prima schiacciatina. Ero in pineta a Castiglioncello di fronte al tennis club da cui proveniva - racconta il titolare del locale Filippo Siebaneck -. Durante l'estate la domenica, accompagnato da mia nonna, andavo in pineta per mangiare questo prodigioso panino. Quel sapore e quella croccantezza li ho cercati per tutta la vita, tanto è vero che ancora adesso, durante le mie scorribande toscane, non manco di fare una sosta ai bagni Salvadori dove servono ancora oggi una deliziosa schiacciata». Quel morso deve aver creato una sorta di imprinting: «Il progetto "Schiaccia" inizia nel 2006 quando, dopo aver lavorato per 8 anni nel settore assicurativo con mio padre e dopo aver tentato una breve ed infelice avventura nel settore illuminotecnico, mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2007 sarebbe scaduto il contratto di locazione del negozio di via Sant'Alessandro, acquistato negli anni '50 dai miei nonni materni: ai loro tempi si chiamava "Valnova" ed era un negozio d'appoggio a quello principale, la "Valigeria e Pelletteria Fausti", in cui si vendevano articoli in pelle di un certo pregio».

Segno del destino? Forse. «Ho quindi deciso di portare la schiacciata a Bergamo, stanco dei soliti panini e desideroso io stesso di riassaporare il gusto dello snack toscano» continua Filippo. Da qui i corsi per apprendere l'arte della panificazione e la ricerca della ricetta della schiaccia: «Dal primo corso all'inaugurazione dell'attività ci ho messo due anni, tanti soldi e tanta fatica, ma è stato bello tornare nel negozio in cui è iniziata la storia della mia famiglia a Bergamo, dove ho passato tanto tempo da bambino - continua Filippo Siebaneck-. Gli anziani del borgo si ricordano ancora di me e dei miei due nonni arrivati nel dopo guerra giovanissimi ed innamorati in cerca di fortuna: la nonna Fedra, livornese, e il nonno Francesco di Varese. Ora mi piace quello che faccio e quando servo un cliente e sento quel rumore, quel crak del primo morso, sorrido: probabilmente perchè ricorda il mio di tanti anni fa».

fa.tinaglia

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