Casa Clelia, agriturismo da top ten Vent’anni di charme e buona cucina

Casa Clelia, agriturismo da top ten
Vent’anni di charme e buona cucina

È stato uno dei primi agriturismo ad aprire in Bergamasca già nel lontano 1995 e rimane uno dei migliori. Tra i migliori non solo della Bergamasca ma di tutta Italia. Lo dice e lo scrive un noto giornalista inglese, Alastair Sawday, autore di guide di viaggi.

Si sa, gli inglesi amano l’Italia. E poi, con l’Expo, l’interesse per il Belpaese non può che aumentare. Il sito del quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato una classifica dei dieci migliori agriturismi o «country hotel» d’Italia a conduzione familiare, dove è possibile mangiare ottimo cibo tipicamente locale. Tra questi dieci c’è anche Casa Clelia di Sotto il Monte Giovanni XXIII, via Corna 1, aderente a Terranostra e Coldiretti. Casa Clelia è agriturismo noto e apprezzato non solo per il cibo (qui si mangia soprattutto carne con contorni di stagione e grigliate; le materie prime, carni e verdure, sono garantite perché prodotte in gran parte nei dieci ettari che circondano la casa colonica) ma anche per la sapiente ristrutturazione dell’edificio, con sistemi innovativi di bioarchitettura. E’ dal 2000 che Casa Clelia offre anche alloggio, nove camere di cui tre triple. Altra caratteristica la presenza, in libertà, di numerosi animali di bassa corte e di compagnia: oltre a cani e gatti, conigli, galline, oche, asini, pecore, cavalli.

Ferruccio Masseretti

Ferruccio Masseretti

«L’origine della casa padronale – affermano i titolari Ferruccio Masseretti e Anna Bulzicco con i figli Michele, Eleonora e Alessia - risale al secolo XI, quando era un convento, probabilmente un distaccamento di quello di Pontida. Più tardi pare fosse divenuta la residenza di caccia del famoso condottiero Bartolomeo Colleoni: ancora oggi sul portale di ingresso è possibile vederne lo stemma in pietra. L’intero complesso edilizio é tornato allo splendore di un tempo grazie al restauro conservativo che abbiamo realizzato tra il 1999 e il 2001 e che ne valorizza la storia secolare. In due delle stanze che mettiamo a disposizione degli ospiti, ad esempio, si può ammirare un graffito realizzato dai monaci che rappresenta una scena di vita pastorale».

Nove camere soltanto, dicevamo, ognuna diversa dall’altra, con molti muri lasciati con pietre antiche a vista, arredi in parte antichi, bagni modernissimi e l’impiego in tutta la ristrutturazione di materiali ecobio: no cemento ma uso di calce, argilla, sughero, niente vernici chimiche ma colori naturali. Il riscaldamento è a pavimento o a muro.

Quanto alla sezione ristorativa la possibilità di ospitare è maggiore. In diverse sale si può arrivare a un totale di 100-110 coperti, mentre all’esterno, nella bella stagione, possono comodamente sedersi 80 persone. Molte delle materie prime sono prodotte in casa, negli allevamenti e nei terreni che circondano Casa Clelia e anche in altri terreni in paesi vicini. A Mapello , ad esempio, Ferruccio Masseretti (un gran lavoratore ma anche appassionato di arte e di archeologia, a lui si deve il perfetto restauro ed altro ancora ha in mente) possiede un terreno con un vigneto (i vitigni sono Merlot, Cabernet e Incrocio Terzi) dal quale ricava del vino da tavola che molti ospiti gradiscono. Molte le coltivazioni orticole, oltre a mais, frumento e orzo come mangime per bovini e maiali. Ben 500 le piante da frutta in proprietà. Una specialità ma non per tutti, vista la ridotta produzione, il salame di pecora.

Coldiretti e Terranostra Bergamo esprimono soddisfazione per la qualità riconosciuta dell’agriturismo Casa Clelia. È un esempio – scrive Coldiretti - di come la giusta agricoltura voglia dire paesaggio, buon cibo, salute, socialità, occupazione, tradizione, cultura, bellezza, fattori importanti che rappresentato un valore aggiunto non solo per il territorio ma per tutta la comunità.


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