Sabato 20 Luglio 2013

Arrivederci, Lenin
Eccoci in Russia

Dopo 3 mesi in Giappone, dove abbiamo guidato 11.000 Km e scalato 5 bellissimi vulcani compreso il venerato Fuji-san, ora siamo passati in Russia.
Stiamo attraversando la Siberia da Est a Ovest cominciando così il nostro viaggio di rientro in Europa. Altri 15.000 Km ci separano dall'Italia dove pensiamo di arrivare per novembre. Emulare il percorso che fecero i cosacchi nel XIX secolo, anche se al contrario, sarà dura ma emozionante.
 
Le differenze culturali tra Giappone e Russia sono enormi. Abbiamo apprezzato l'ordine, la pulizia, la perfezione e l'arte giapponesi e ora stiamo cercando di abituarci al disordine, alla semplicità, all'imperfezione dell'ex Unione Sovietica.

Fino a un mese fa ci godevamo le tiepide acque degli onsen giapponesi (centri termali di origine vulcanica), ora dobbiamo accontentarci di qualche doccia gelata nei grandi fiumi Siberiani. Ma quello di attraversare tutta la Russia era un nostro sogno ed un “must” per un giro del mondo che si rispetti.
 
Abbiamo cominciato la nostra avventura Russa dall'isola remota di Sakhalin, tutt'ora contesa dal Giappone. Abbiamo poi traghettato sul continente asiatico e cominciato a guidare lungo la Trans-Siberiana che con i suoi circa 10.000 Km collega Mosca con Vladivostok, sull'Oceano Pacifico, sul confine con la Cina.

Poche auto, qualche camion, tanti orsi e trillioni di zanzare, più di quante possiate immaginarvi. Come consigliato da alcuni locali, le scacciamo accendendo fuochi con legno di betulla, che qui abbonda. Sembra funzionare.

E poi, chilometri e chilometri di niente in un territorio inospitale dove Stalin inviava i prigionieri politici, destinati a una breve vita di stenti e sofferenze.
 
Dopo la visita del Lago Baikal il nostro principale obiettivo sarà la scalata del monte Elbrus, che con i suoi 5.642 metri è considerata la montagna più alta dell'Europa geografica, quella che va fino agli Urali. Poi si vedrà.
 
Per ora ci godiamo la Russia e il suo spirito di semplicità… I russi sempre ci ricordano: “Gli americani hanno speso troppo tempo e denaro per sviluppare una penna che scrivesse nello Spazio, noi ci siamo portati una semplice matita”
 
Gianmarco Ponti

r.clemente

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