«Ryanair taglia per le tasse? Una scusa»
E le low cost dicono no a «Brexit»

Il ministro Delrio alla Camera: «Ma da qui a giugno verificheremo la possibilità di ridurre al minimo questa addizionale».

«Le compagnie aeree hanno affrontato questa questione in una maniera che io non condivido, infatti minacce di ridurre voli e personale a causa di una tassa prevista da anni per il potenziamento del fondo a tutela dei lavoratori che perdono l’occupazione, è un collegamento assolutamente arbitrario. Molte di loro avevano preannunciato da tempo il disimpegno. Appare più una scusa che una realtà». Lo ha detto il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, rispondendo in question time alla Camera, sulla decisione di Ryanair di eliminare tratte e basi per l’aumento della tassa aeroportuale.

«Però dobbiamo fare in modo che l’aumento delle tariffe, che è proporzionato a quello degli altri Paesi europei, non deprima il mercato», ha aggiunto il ministro sottolineando che «l’impegno a ricercare delle soluzioni che alimentino il Fondo speciale per il trasporto aereo non attraverso l’aumento progressivo delle addizionali c’è ed è tutto in campo». Il ministro ha quindi indicato che «verrà verificata di qui a giugno la possibilità di ridurre al minimo questa addizionale».

Intanto, ampliando l’orizzonte in chiave europea, in Gran Bretagna Michael O’Leary e Carolyn McCall, ceo rispettivamente di Ryanair e easyJet, ma anche il chairman Tui Peter Long si sono schierati per il no a «Brexit» e hanno inviato, insieme ad alcuni dei big dell’industria del turismo e di altri settori alla Gran Bretagna, un appello affinché il Paese dica no all’uscita dall’Unione europea. Un’eventualità che, secondo gli oltre 200 firmatari, metterebbe a rischio l’economia e numerosi posti di lavoro».

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