Sabato 01 Giugno 2013

Con la tesoriera di Voghera
non saremmo in brache di tela

di Giorgio Gandola
La casalinga di Voghera. Sarebbero bastate la concretezza, la risparmiosità, la saggezza della casalinga di Voghera per gestire le casse di un partito italiano. Tanto entra, tanto esce. Lista della spesa: questo si compra, questo no. Se a gestirli fosse stata la casalinga di Voghera tratteggiata con inimitabile stile da Arbasino adesso i partiti non sarebbero in preda al panico.

E invece lo sono perché il governo ha deciso di tagliare il finanziamento pubblico. È la prima vittoria di Beppe Grillo, è l'imposizione al Parlamento di un'agenda inedita che parte dalle aspettative della maggioranza degli italiani. Basta denaro a pioggia, milioni di euro che finiscono in ostriche e champagne o in imbarazzanti party in maschera, esempi degradanti di una politica degli aperitivi, incapace di offrire risposte alle aspettative degli italiani.

Basta finanziamento pubblico. Così, mentre il Pdl non fa una piega (per forza, è sufficiente il finanziamento privato di Berlusconi), il Pd vede spalancarsi l'abisso. Si teme la cassa integrazione dei 180 dipendenti e l'ex tesoriere Ugo Sposetti sottolinea: «Resterà a casa chi fa le pulizie o risponde al telefono per mille euro al mese».

È un'implicita ammissione di colpa. È come dire: fino a quando potevamo fare debiti e attingere alle tasche di Pantalone stavamo in piedi, adesso non più. Domandina dal fondo della sala: se non siete capaci di far quadrare i conti del partito come pensate di far quadrare quelli del Paese?

m.sanfilippo

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