Mercoledì 02 Ottobre 2013

2 ottobre, auguri a tutti i nonni
Amici preziosi e inventori di sogni

La mia nonna Maria aveva unghie lunghe rosso fuoco, gonne fiorate e la piega sempre perfetta. Me la ricordo camminare leggiadra su scarpe di vernice col tacco, mentre mi sgridava in dialetto urbinate per i miei sandaletti impolverati e quel fare da maschiaccio che proprio non le andava giù. «Guarda sempre davanti a te e sorridi sempre» mi redarguiva e io, piccina con broncio, calciavo pietre e abbassavo lo sguardo.

Adesso, dopo oltre trent'anni, quella sua sapienza leggera mi manca, di donna bellissima e severa, indurita dalle sconfitte e i dolori, le guerre e la povertà. Ma anche donna capace di assaporare gli attimi, anche quelli di una vecchiaia che la faceva andare su tutte le furie. Nonna sognatrice che raccontava con civetteria i primi corteggiamenti e arrossiva ancora a 90 anni al complimento del vicino di casa, più anziano di lei. Nonna idealista e affascinata dalla vita, come poi dovrebbero essere un po' tutti i nonni, capaci di prendere per mano bambini già troppo cresciuti, per raccontare storie incantate. E li senti per le strade, schiacciati sui marciapiedi, vicini ai loro nipotini a cui non mollano la mano dopo averli ritirati da scuola: raccontano di maghi e dinosauri, di foreste lontane e popoli misteriosi.

Sono i nonni, curvi sui quadernoni scritti e cancellati, a far cerchiare le prime vocali e a raddrizzare le orecchie dalle paginette: qualche volta sbagliano pure loro, che male c'è, ma sulle filastrocche da imparare a memoria sono fortissimi. E poi ci sono canzoni da canticchiare, congiuntivi da declinare e come fa la treccia la nonna ai capelli d'oro della bambina non ci riesce nessuno: la piccola sta immobile, per la prima volta, e ascolta le storie di un mondo passato. Quando la nonna correva nei campi di grano e alla fonte lavava i panni. «Ma la lavatrice non ce l'avevi?» gli chiede la bambina, e lei sorride, con le rughe che si fanno più sottili, e mostra le sue dita aggrovigliate che di lenzuola ne hanno insaponate tante. Ancora oggi: perché la macchia di pomodoro la toglie la nonna, è lei che ripara calzini e ricuce bottoni. È lei che spesso e volentieri rifornisce frigoriferi sempre troppo vuoti e prepara teglie di pasta al forno. Vanno in freezer e servono per le urgenze di quella famiglia troppo di corsa e perennemente in ritardo.

Sono preziosi questi nonni con le tasche piene di mentine, con gli occhiali al collo, pronti a cercare nei loro cassetti ordinati fotografie da mostrare. Nonni che scrivono ancora in un corsivo perfetto, ma che hanno anche imparato a mandare gli sms e a navigare in Internet. Scoprono mondi lontani ma hanno sempre più bisogno di affetti vicini: sarà per quello che i bambini li riempiono di baci e coccole, di carezze e buffetti. Nonni che insegnano ad andare in bicicletta, ad allacciare le scarpe, a ripetere veloci le tabelline, a fare il segno della Croce; nonni che sono sempre pronti con il fazzoletto in mano a pulire nasi colanti e baffi di cioccolata. Da loro la merenda è pane, burro e marmellata e i cartoni sono pochi: da bambini indossavano i pantaloncini corti anche d'inverno e in cortile si giocava col pallone fatto di carta e stracci, si correva dietro ai piccioni al parchetto del Donizetti e ci si incantava davanti al tram che sfrecciava per la città.

Nonni col mal di denti e la schiena indolenzita, ma sempre complici e amici: coprono il nipote adolescente sul brutto voto e gli allungano la mancetta per le figurine o la ricarica del cellulare, «così ogni tanto mi chiami e mi dici come stai», con quel parlare lento e ancora forbito che ci porta lontano. Proprio come quando nonna Maria mi diceva di guardare sempre davanti. Quelle parole le ho capite dopo tanti anni, parole che sanno di una vita da prendere sempre di petto, ma con la dolcezza dei confettini alla fragola che mi lasciava nel grembiulino di scuola. Un tesoro infinito che ti resta appiccicato addosso.

Fabiana Tinaglia

fa.tinaglia

© riproduzione riservata

Tags