Mercoledì 02 Ottobre 2013

Diversamente berlusconiano

Da qualche giorno si aggira una nuova categoria di dissidente politico: il «diversamente berlusconiano». Il primo a definirsi così è stato il vicepremier Alfano, per distinguersi dai falchi tipo Verdini, Capezzone e soprattutto dalla pitonessa Santanché, che mirano a scalare i vertici del Pdl e spingono verso le elezioni il Cavaliere, cui mancano pochi giorni per diventare diversamente senatore e finire diversamente libero ai servizi sociali o ai domiciliari.

I «diversamente berlusconiani» si stanno moltiplicando rapidamente, la lista è lunga, anzi è diversamente corta: ci sono i cinque ministri del governo Letta, molti moderati come Giovanardi, Quagliarello e Cicchitto. Il Cavaliere, nonostante i 77 anni che lo iscriverebbero nei diversamente giovani, si sente un leone. Anzi, una diversa pecora: sembra ascoltarli solo a tratti, è già in campagna elettorale. Sui «diversamente berlusconiani» si abbattono gli strali dei media dell'impero di Berlusconi, tanto che Alfano ha addirittura evocato la gogna mediatica del caso Boffo. Sono tempi in cui la diversità è sinonimo di «non ci sto», di parere contrario.

Un eufemismo per coprire i mal di pancia con nonchalance. E intanto, mentre si consuma il dibattito tra «diversamente falchi» e «diversamente colombe», il Paese corre verso la diversa stabilità con tutte le sue conseguenze diversamente auspicabili: la diversa diminuzione dello spread, il diverso miglioramento della crisi, la diversa occupazione. E un destino di italiani sempre più poveri, anzi diversamente ricchi.

Francesco Anfossi

fa.tinaglia

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