Sabato 12 Ottobre 2013

Il femminicidio è legge
Via libera dal Senato

Il decreto sul femminicidio è legge. Il Senato ha approvato a tempo di record, in una mattinata, il provvedimento varato dal governo per il contrasto delle violenze di genere praticamente alla vigilia della sua scadenza. Ha ottenuto il voto favorevole di Pdl, Pd e Scelta civica, mentre M5S, Lega e Sel non hanno partecipato alla votazione: a Palazzo Madama l'astensione, infatti vale come voto contrario. Viva la soddisfazione per il voto del Parlamento del premier Enrico Letta e dei principali partiti della sua maggioranza di governo. «È un giorno davvero importante», ha sostenuto ieri il presidente del Consiglio lodando il «proficuo lavoro del Parlamento».

«Grande soddisfazione per il risultato raggiunto in Senato, che testimonia la buona volontà del Parlamento per la conversione immediata del decreto sul femminicidio in legge», viene espressa anche dal vice premier Angelino Alfano. Il segretario del Pdl e ministro dell'Interno sottolinea che «da oggi le vittime di violenza non sono più sole perché tutelate attraverso il rafforzamento degli strumenti sanzionatori, l'inasprimento delle pene e la tutela processuale delle vittime».

Meno entusiastico ma comunque positivo è il commento del segretario del Pd, Guglielmo Epifani: «Pur con tutti i suoi limiti - dice il segretario del Pd - la legge affronta uno dei problemi più drammatici della condizione della donna in Italia. Non è un punto di arrivo, ma è sicuramente un buon punto di partenza». La conversione del decreto prima della decadenza poteva correre qualche rischio. A Palazzo Madama tutti i partiti hanno espresso fastidio per il fatto di aver ricevuto il testo dalla Camera letteralmente all'ultimo momento, praticamente senza avere la possibilità di apportare qualsiasi modifica al testo licenziato mercoledì a Montecitorio.

Una perplessità che, unita all'eterogeneità delle norme contenute, è stata alla base della non partecipazione al voto di M5S, Lega e Sel, che alla Camera si erano astenuti, ma anche del «mal di pancia» di Renato Schifani, Anna Finocchiaro e Stefania Giannini di Scelta civica che comunque hanno votato il testo, pur annunciando modifiche da apportarvi in un provvedimento in materia analoga il cui esame è in corso in Commissione a palazzo Madama. Sel e M5S hanno poi contestato il fatto che il decreto sia stato «farcito» con delle norme che, è stato denunciato, con il femminicidio non hanno nulla a che fare: a partire da quelle che prevedono l'uso dell'esercito per la vigilanza dei cantieri della Tav in Val Susa, definite come un «pacchetto sicurezza mascherato»; ma anche quelle relative ai Vigili del fuoco e alla Protezione civile.

fa.tinaglia

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