Sabato 31 Gennaio 2009

Bergamo, bolletta salata
per le intercettazioni

La Procura di Bergamo nell'ultimo anno giudiziario (1° luglio 2007-30 giugno 2008) ha speso 600 mila euro in più per le intercettazioni. Per ascoltare le conversazioni dei suoi indagati, piazza Dante ha sborsato un milione e 520 mila euro, contro i 951 mila del periodo precedente. L'aumento della spesa, spiega il procuratore Adriano Galizzi nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, è dovuta a «due procedimenti per omicidio volontario, tra loro connessi, legati al traffico di droga, nei quali sono state adottate costose misure di videosorveglianza e intercettazioni ambientali».

La bolletta che verrà presentata non farà certo piacere ai detrattori di questo strumento investigativo, soprattutto in un periodo di polemiche e di provvedimenti legislativi improntati alle restrizioni e all'utilizzo parsimonioso di microspie e grandi fratelli telefonici. Insomma, visto che i due delitti non sono ancora stati risolti, qualcuno si chiederà se ne è valsa la pena o se non si poteva procedere in altro modo. Il procuratore Galizzi allarga le braccia, poi sbotta: «Bisogna decidere se certi reati vanno perseguiti oppure no. Ce lo dicano! Ci dicano chiaro e tondo, certi politici, se possiamo continuare a utilizzare le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova oppure no. Se è così, noi smettiamo: vorrà dire che finalmente avremo meno lavoro. Non è che intercettiamo perché non abbiamo nulla da fare, non è che intercettando noi magistrati guadagniamo di più: chiediamo al gip le intercettazioni perché riteniamo che in questo modo si possa contribuire a far luce su un'indagine».

Ai piani alti di piazza Dante le parole di certi politici sono arrivate stonate. «Ho sentito qualcuno che proponeva di autorizzare le intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza - s'arrabbia Galizzi -. È un sintomo di grande ignoranza, perché vuol dire che intercetti uno che sai già che è colpevole. I telefoni sotto controllo servono semmai ad arrivare a individuare il colpevole, sono provvedimenti che vanno adottati spesso nell'immediatezza del fatto, quando il più delle volte non sai ancora chi c'entra e chi no. Ma credo che i politici questo lo sappiano e che ci giochino nel tentativo di porre paletti al lavoro e all'autonomia dei magistrati».

Il reato più «ascoltato» dalle orecchie della Procura di Bergamo è quello del traffico di droga, dove le intercettazioni vanno avanti per mesi e mesi. «Il limite di tempo per le intercettazioni proposto dalla maggioranza di governo significherebbe veder svanire molte inchieste - polemizza Galizzi -. Abbiamo in corso un'indagine che ci ha permesso di recuperare tre tonnellate di hashish, un'inchiesta che va avanti da un anno. Cosa dovremmo fare in futuro? Buttare tutto all'aria a metà strada perché il tempo è scaduto? Se hai interesse a colpire il grande traffico di sostanze stupefacenti devi avere tempo a disposizione. Altrimenti anche in questo caso ci dicano che interessa solo arrestare il piccolo spacciatore di strada.

La più grossa organizzazione dedita al traffico internazionale di droga è la 'ndrangheta, lo sanno tutti. Ecco, arrivo a dire che se introducono il limite di tempo per l'intercettazione di questo reato, si fa un grosso regalo alla 'ndrangheta, alla mafia». Sul rientro dalle spese, il procuratore di Bergamo ha da tempo una sua teoria. «Prendiamo le tre tonnellate di hashish che abbiamo sequestrato - afferma -. Perché distruggerle? Lo Stato non potrebbe venderle alle ditte farmaceutiche e usare il ricavato per pagare le intercettazioni?». La finanza creativa per tappare le falle economiche della giustizia? Galizzi mica ci scherza troppo. Da ridere sono semmai le percentuali di telefoni intercettati rispetto alla mole di procedimenti, cifre che funzionerebbero da tranquillante per chi ha ansie da Grande Fratello orwelliano.

«Su quasi 19 mila nuovi processi sopravvenuti alla Procura di Bergamo - calcola il procuratore - solo per una decina abbiamo utilizzato le intercettazioni. Sono per lo più indagini su traffici di droga e dunque i telefoni sotto controllo sono diverse centinaia perché è risaputo che i trafficanti cambiano utenze a ritmi vertiginosi».

e.roncalli

© riproduzione riservata

Tags