Sabato 31 Gennaio 2009

Cultura, addio a Vittorio Mora
Scrisse la grammatica del dialetto

Una vita spesa nell'impegno per il sociale e nella grande passione per la sua città e la sua terra. Classe 1920, è morto ieri, nella sua casa di Borgo Santa Caterina, Vittorio Mora. Figura di spicco nella storia bergamasca del dopoguerra, Mora, laureato all'Università Cattolica di Milano in Lettere, filosofia e pedagogia, inizia la sua carriera come insegnante di lettere e storia presso l'Istituto Vittorio Emanuele di Bergamo, diventando in seguito anche preside.

Membro del direttivo provinciale del Sindacato unico della scuola media alla sua costituzione e promotore, nel 1949, del Sindacato insegnanti scuole non statali, Mora farà parte della Giunta comunale, come assessore all'Assistenza e ai servizi sociali, durante le due amministrazioni Simoncini, nel 1956 prima e nel 1960 poi, ricoprendo successivamente anche la presidenza dell'Eca, l'Ente comunale di assistenza. «Vittorio Mora ha sempre avuto un'attenzione particolare verso gli altri, che ha dimostrato nel suo impegno nel sociale, soprattutto verso i bambini e i più deboli.

È stato un professore severo, ma molto amato. Una figura schiva e razionale, e nel contempo capace di grandi passioni e slanci - ricorda il nipote, Luigi Mora -. Durante la seconda guerra mondiale ha prestato servizio ad Avellino da dove, l'8 settembre del '43, ha disertato per raggiungere la sua terra e i partigiani bergamaschi del raggruppamento di Zambla. Ha trascorso la sua vita al fianco dell'amatissima moglie, Mariateresa Distretti, che è stata per lui un appoggio fondamentale anche nei suoi studi: a lei infatti si rivolgeva per chiedere consiglio, rivedere e correggere i suoi scritti e le numerose pubblicazioni».

Tra le fila di coloro che hanno rifondato, nel periodo post bellico, l'Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, di cui è socio dal 1947, nonché Grammatico del Ducato di Piazza Pontida, Mora ha infatti prodotto una ricchissima bibliografia di studi sulla cultura popolare bergamasca e sul dialetto in special modo. È sua la grammatica del dialetto bergamasco, suoi gli studi sul Gaì (il dialetto dei pastori delle Alpi) e quelli sulla famiglia Tasso, sue anche le note critiche per la Via Crucis dello scultore e amico Piero Brolis, situata nella chiesa del cimitero di Bergamo. «Fin dal 1947 Mora ha coltivato, all'interno dell'Ateneo, tutta la sua passione per la cultura e la lingua locale, collaborando in moltissime iniziative e convegni - sottolinea Maria Mencaroni Zoppetti, presidente dell'Ateneo di Scienze, lettere e arti di Bergamo -. Ha curato la storia dell'Accademia settecentesca, pubblicata in occasione del suo trecentesimo anniversario, e ha sempre ricoperto un ruolo importante all'interno del Consiglio di presidenza dell'Ateneo. Senza dimenticare che, negli anni '70, è stato anche presidente della Commissione della Biblioteca Mai. Mora è un intellettuale e un cultore della storia e della società bergamasca che, al momento, non ha discendenti». Poeta della terra orobica, Vittorio Mora ha scritto anche numerosi libri di poesie in dialetto, senza mai abbandonare un'altra delle grandi passioni della sua vita: la montagna. «Amava in special modo la Valle di Scalve, per la quale ha compiuto molti studi e scritti», racconta il nipote. «Era un uomo incredibilmente attento e legato alla sua terra e anche alla sua città. È infatti stato un vero e proprio pilastro di Borgo Santa Caterina, dove è nato e vissuto per tutta la vita - ricorda l'amico Giuseppe Anghileri -. Anche negli ultimi tempi non mancava di passeggiare per le vie del quartiere con la moglie, per incontrare la sua gente e respirare l'aria del suo Borgo». I funerali di Vittorio Mora si sono svolti oggi alle 9 nella chiesa parrocchiale di borgo Santa Caterina partendo dall'abitazione di via Longo 5.

e.roncalli

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