Venerdì 01 Novembre 2013

Gli spioni del doppiogioco

La gente cerca la verità, ma non vuole mai essere sincera. Una pillola di saggezza pescata dal sito web degli Illuminati - società segreta di stampo massonico - ben si addice ai recenti datagate. Gli Usa origliavano il cellulare della cancelliera Merkel, i russi donavano gadget taroccati stile «cavallo di Troia» ai leader mondiali e, più da vicino, funzionari e militi «soffiavano» ai danni della nostra privacy. «Così fan tutti» avrebbe detto il presidente Obama facendo capire che il petrolio del 21° secolo non è l'uranio o il seme di cacao, ma la cara vecchia informazione riservata. Dato delicato, ma imprescindibile nella dimensione globalizzata degli affari di Stato e del business. E questo non da ieri o dal crollo del Muro di Berlino.

Il termine spionaggio, che fino alla Grande guerra aveva una connotazione negativa, un sinonimo di tradimento, e ora si è convertito in un gradevole Intelligence: in sostanza rubare notizie sarebbe l'esercizio di un'abilità superiore. Naturalmente per la giusta causa. Allora perché il polverone mediatico, perché tanta indignazione protocollare? Perché la ricerca delle verità nascoste con un altro principio: la sincerità. Quello che irrita - soprattutto chi regge la maschera del potere - sono gli attacchi alla loro versione della verità. Ecco perchè, a prescindere dai contenuti, la cancelliera si inalbera, Francia e Spagna protestano e gli Usa si imbarazzano: la regola del doppio gioco ammette solo cortesi bugie e timidi dubbi. Blanda invece la reazione italiana: il beneficio del dubbio se lo sono giocati da tempo.

Gianlorenzo Barollo

fa.tinaglia

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