Il tagliatore tagliato
Roberto Perotti

Il tagliatore tagliato

Non è un coniglio di peluche, Roberto Perotti. Anche se all’università ne aveva uno come portafortuna. Chiamato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi a lavorare alla spending review, scoperto che delle sue idee non c’era traccia nel documento del governo, l’economista si è tolto dal gioco.

Una sciagura per il cittadino italiano, dato che già negli anni ’90 il Mit aveva descritto il giovane Perotti come un «deep thinker», uno che pensa a fondo, con lungimiranza. Una testa d’oro, come dimostra oggi il curriculum ad altissima densità internazionale, compattato in tredici righe sobrie sul suo sito. Dove compare anche una cartella intitolata «Spendere meno si può». Il professore ci credeva. Troppo, per la politica.

Competente, trasparente. Perciò pericoloso per il «roman way of life» cisteverino, se è vero che nella manovra mancano i tagli più qualificanti: ai ministeri, alle partecipate, agli stipendi dei dirigenti delle burocrazie centrali e locali. Meglio sprecarne le idee e tornare al ponte di Messina e ai tagli lineari. E tuttavia una lezione, di stile, resterà. Per un anno Roberto Perotti ha lavorato gratis per il suo Paese.

Proprio gratis, pagandosi anche trasferte e alberghi romani. Anche i cappuccini con sette cucchiaini di zucchero che lo tengono in piedi. Probabilmente può permetterselo. Ma potrebbero permetterselo anche troppe teste d’ottone, non certo «deep» e a «thinking» limitato, la cui mano destra sa benissimo cosa fa la sinistra. Ma la lezione di integrità professionale di Roberto Perotti è più sottile: quando il gioco è duro e non necessariamente leale, la gratuità garantisce la libertà. Ma solo i bravi possono permettersela e apprezzarla. Questione di eleganza, non di moralismo. Grazie, professore.


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