Venerdì 07 Febbraio 2014

Quando parlano i numeri

I numeri non mentono, e a volte parlano. Nei giorni scorsi la Cassazione ha confermato le pene patteggiate da alcuni «attori non protagonisti» nel brutto film del disastro Concordia: 23 mesi per l’ufficiale di plancia vice di Schettino, 20 mesi per il timoniere, 18 mesi per un altro ufficiale, 30 mesi per l’hotel director e 34 per il capo dell’unità di crisi di Costa Crociere. Messi insieme fanno 125 mesi.

Pochi, stando al ricorso della procura generale di Firenze che riteneva le pene «troppo miti». Pochi se rapportati alla cifra di 4.229 persone, a bordo la sera dello sciagurato inchino e, soprattutto, ai 32 morti, che diventano 33 se aggiungiamo il sub spagnolo dissanguato fra le lamiere del relitto alcuni giorni fa.

La statistica direbbe poco più di 100 giorni a vittima.

Cento giorni passano in fretta: secondo il promo pubblicato sul sito Costa Crociere l’ideale è spenderli per «solcare 7 mari e 5 continenti» grazie alla crociera-giro del mondo che dal Mediterraneo viaggia verso Caraibi, Australia, Asia ed Emirati Arabi. Certo «The show must go on», lo spettacolo deve continuare, ma il contrasto è forte.

Come quello che suscita in ciascuno di noi il relitto della Concordia davanti al Giglio e che (speriamo inconsapevole) emerge dall’incipit della dichiarazione di «mezzo gaudio» affidata alle agenzie dall’avvocato di un patteggiatore dopo il verdetto della Cassazione. «Sono felice – ha detto – per come si è risolto il dramma di questo giovane ufficiale». Sull’opportunità della parola dramma possiamo serenamente discutere, ce lo dicono i numeri.

Gianbattista Gherardi

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