Sole a scacchi a Varsavia

di Giorgio Gandola

Venti giorni in un carcere polacco possono bastare? Lo decide stamane un giudice a Varsavia, chiamato a dire l’ultima parola sulla sorte dei tifosi della Lazio arrestati il 28 novembre mentre tiravano bastoni e bottiglie alle forze dell’ordine prima della partita di Europa League.

Venti giorni in un carcere polacco possono bastare? Lo decide stamane un giudice a Varsavia, chiamato a dire l’ultima parola sulla sorte dei tifosi della Lazio (inizialmente 22, poi alcuni hanno potuto patteggiare la condanna) arrestati il 28 novembre mentre tiravano bastoni e bottiglie alle forze dell’ordine prima della partita di Europa League.

La faccenda non ha creato sensazione in Polonia, tanto è vero che giornali e televisioni parlano d’altro, ma ne ha suscitata parecchia in Italia dove il trattamento degli ultrà impegnati a mettere a ferro e fuoco i quartieri delle città per questioni di campanile calcistico è certamente più blando o meno ferreo, a seconda dei punti di vista.

La vicenda è interessante da un paio di angolazioni. La prima è quella della legge e della cosiddetta rieducazione. Siamo quasi certi che, dopo un’applicazione alla lettera del codice penale, quegli ultrà della Lazio costretti a vedere il sole a scacchi per venti giorni ci penseranno un paio di volte prima di ripetere un simile assalto nei confronti di tutori dell’ordine pubblico in divisa.

La seconda è che questo certamente accadrà all’estero, dove nessuno si fa problemi nel presentare il conto ai tifosi facinorosi anche se indossano magliette di squadre che stanno al calduccio nel cuore del potere politico. Sarà invece interessante verificare se questi venti giorni avranno insegnato qualcosa agli ultrà laziali nei dintorni dell’Olimpico, dove gli scempi avvengono ogni settimana. Sempre che il giudice di Varsavia, oggi, non decida di tenerli sottochiave ancora per un po’.

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