Lunedì 19 Gennaio 2009

Lorenzo Mascheroni

L'insigne matematico e letterato nacque a Castagneta, a Bergamo Alta, il 13 maggio 1750. il padre Paolo, mercante, era famoso in città - si dice - per la sua singolare capacità di “conteggiare a mente”.
Lorenzo Mascheroni ricevette la prima istruzione nel Seminario cittadino distinguendosi subito per l’ingegno e la spiccata inclinazione allo studio.
Fu così notato dal vescovo, col quale ebbe buoni rapporti e nel 1767 a soli diciassette anni vestì l’abito clericale.
Secondo alcuni studiosi dell’epoca questo in fondo era l’unico modo per un giovane popolano di continuare gli studi, il Mascheroni si adeguò così a quel costume del tempo.
Durante gli anni giovanili approfondì la conoscenza del greco e del latino, ma soprattutto si innamorò della poesia.
Le sue prime composizioni sebbene poco ispirate e spesso eccessivamente accademiche gli diedero comunque l’opportunità di farsi notare, e non ancora ventenne gli fu affidata nientemeno che la cattedra di Retorica succedendo così ad Ottavio Bolgeni.
Il Mascheroni tuttavia era affascinato non solo dalla poesia, ma pure dalle scienze matematiche. Per questo motivo lasciò la cattedra assegnatagli ed ottenne quella di Eloquenza nelle scuole laiche del Collegio Mariano, dove v’erano illustri docenti di fisica e matematica che l’avrebbero aiutato nei suoi studi prediletti.
Nel 1774 venne eletto chierico - diacono e tenne la prima messa. L’anno seguente fu nominato nell’accademia degli Eccitati, una sorta di sodalizio fra i maggiori esponenti della vita bergamasca. Durante questi anni il Mascheroni, verseggiò celebrando ogni sorta di avvenimento. Questi componimenti di discreta espressività erano in sintonia con la “leggera società settecentesca” ed esprimevano comunque lo spirito arguto del nostro autore.
Nel 1779 pubblicò “Il sermone sulla falsa eloquenza del pulpito” in rime distaccandosi dalla moda letteraria del tempo. In questo saggio egli sottolineò le tristi condizioni nelle quali si trovava a quell’epoca l’eloquenza sacra. Ma l’amore per la scienza non fu mai sopito nel Mascheroni.
A ventotto anni ottenne la cattedra di filosofia (ovvero Logica, Metafisica e Fisica), a trenta quella più consona alle sue capacità ed aspettative, cioè,la cattedra di matematica.
Dopo soli due anni pubblicò la prima opera matematica intitolata “Maniera di misurare l’inclinazione dell’ago calamitato” riscuotendo un certo successo negli ambienti scientifici.
Del 1784 è l’opuscolo “Sulle curve che servono per delineare le ore ineguali degli antichi nelle superfici piane”. Di rilevanza scientifica è la sua opera “Nuove ricerche sull’equilibrio delle volte che gli procurarono la stima di noti studiosi e l’invidia di altri.

La sua fama si era ormai ampliata per questo venne chiamato nel 1786 nella nobilissima Università di Pavia. “Così - scrisse G,B.Savioli, un anno dopo la sua morte - venne la sua Patria a perdere in certo modo uomo grande, non abbastanza in essa forse conosciuto, non altrimenti che Basilea perdette il suo immortale Eulero”.

A Pavia ebbe nobili amicizie, soprattutto nell’ambito dell’Ateneo dove conobbe i grandi Balcredi, Mussi, Volta, Gabba, Spallanzani, Alpruni ed altri, distinguendosi per il suo carattere liberale e la sua giovialità.
Nel 1787 pubblicò “Metodo di misurare i poligoni piani” e nel 1793 i “Problemi per gli agrimensori con varie soluzioni”, un’opera quest’ultima assai originale e di estrema utilità paratica.
Nel frattempo si iscrisse all’Accademia degli Eccitati, e si fece notare per una sua arguta ed ironica composizione poetica sui Mascheroni.
Nel 1790 venne eletto rettore dell’Università con i consensi degli studenti e dei docenti, segno evidente questo di grande apprezzamento delle sue capacità.
Il Mascheroni raggiunse l’apice della notorietà con “L’Invito a Lesbia Cidonia”. E’ la Contessa Paolina Secco Suardo Grismondi, la Lesbia Cidonia dell’autore. Tale nobil donna, bergamasca come il nostro, famosissima negli ambienti letterari europei fu più volte ospitata a Pavia da Mascheroni.
Il componimento è in sostanza l’invito ufficiale, che iniziò nei primi mesi del 1793 e che pubblicò riluttante il 20 aprile con il nome accademico di Dafni Orobiano.

In tale poemetto, realizzato sotto forma di versi sciolti, l’autore sogna di avere vicino a sé Lesbia e di accompagnarla nella visita ai grandi musei.
La parte in cui l’ode raggiunge i massimi livelli è quella che vede i due protagonisti inoltrarsi nell’orto Botanico.
Lo stesso autore chiuse volutamente il componimento in tale luogo, ove l’osservazione delle bellezze naturali porta a una distensione, dopo lunghe passeggiate nei meandri dei musei scientifici. Ecco un passo dell’ode: “Non era io teco? A te fean pur corona/ Gl’illustri amici. A te salubri piante/ E belve e pesci e augei, marmi e metalli/ Ne’ palladii ricinti iva io mostrando/ Certo guidar tuoi passi a me parea/ Certo udii le parole.. .e tu di Brembo/ Ahimè lungo la riva anco ti stai”.
Nel 1794 il Mascheroni venne rieletto rettore dell’università di Pavia, ma poco dopo gli eventi politici lo indussero a ritirarsi nella natia Bergamo. Quando Napoleone riaprì l’ateneo richiamò immediatamente a Pavia l’ex Rettore: da quel giorno il Mascheroni divenne apertamente repubblicano.
Nel marzo 1797 diede finalmente alle stampe l’opera “Geometria del compasso” che dedicò a “Bonaparte l’Italico”.
La stima del bergamasco fu ricambiata da Napoleone, che lo volle ospitare in diverse occasioni presso la sua corte temporanea di Mombello.
In seguito venne eletto nel Corpo legislativo del dopo Campoformio (17 ottobre). Ricoprendo quella carica si occupò principalmente della pubblica istruzione e fu il principale autore dell’ordinamento di studi adottato a quell’epoca dai francesi.
Nel 1798 pubblicò le “Notizie generali del nuovo sistema dei pesi e delle misure dedotte dalla grandezza della terra”, un’opera divulgativa a carattere “popolare” dove spiega l’utilità della nuova riforma dei pesi e delle misure.
Si aprì così la fase parigina del Mascheroni. Furono mesi decisamente intensi e laboriosi.
Ma nella grande confusione del 1799 si trovò improvvisamente senza stipendio e pure malaticcio.
Si spense il 14 luglio 1800.
Alla sua memoria è intitolato il Liceo Scientifico cittadino.
L’epigrafe sulla lapide della dimora ove morì lo ricorda “insigne matematico e poeta, onorato dal Bonaparte, pianto dall’Istituto di Francia e da tutti gli uomini di scienza e di virtù”. Sulla casa di Bergamo ove nacque, scolpite nella pietra le parole che sono un tributo all’invito a Lesbia Ciclonia, con cui” adornò primo in Italia il vero scientifico di poetiche grazie”.

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