Quando la passione  è tradita dall’esasperazione

Quando la passione
è tradita dall’esasperazione

È notizia di sabato 14 aprile – diffusa dalla Bbc – che Lucy, la moglie di Michael Oliver – l’arbitro inglese di Real Madrid-Juventus insultato a fine partita da Buffon – ha ricevuto offese e minacce di morte rivolte al marito sul cellulare e sui social (formidabili per diffondere velocemente informazioni – ne sappiamo qualcosa — ma a doppio taglio là dove danno voce, senza troppi filtri, al peggio del genere umano).

C’era da aspettarselo dopo che il portiere della Juve e della Nazionale gli aveva attribuito un bidone dell’immondizia al posto del cuore. Gigi era considerato un monumento vivente del calcio, quelle parole hanno aperto una crepa. Gli si possono concedere tutte le attenuanti del momento per il devastante sconforto – un rigore dubbio, e decisivo, fischiatogli contro a fine partita e a fine carriera – ma non per i toni, inaccettabili. Sabato ha fatto una piccola marcia indietro («ridirei le stesse cose ma in modo più civile»), però la frittata era ormai cucinata. E non è solo questione di cattivo esempio per i bambini che lo guardano né regge l’obiezione che non ci si debba permettere di giudicare una situazione così delicata se non vissuta di persona. Lo sfogo di Buffon autorizza più di una riflessione sull’esasperazione del calcio. È lo sport che tutti abbiamo praticato (o pratichiamo) e che accende passioni planetarie come nessun altro, ma andrebbe maneggiato con più cura. E non è così facile di fronte all’esposizione mediatica (forse) esagerata di cui gode. Non è così facile quando la sera incroci quel tifoso che ti coinvolge in una discussione infinita sostenendo, convinto, di essere pronto a menare le mani per difendere il suo gruppo e la sua bandiera calcistica, ragione principale della sua vita. Eh no, la vita è troppo preziosa per consegnarla a una squadra di calcio. La passione (sale della vita stessa) è un conto, l’esasperazione un’altra. Proprio oggi a noi piace invece sintonizzarci sulle frequenze del 1988 e su quel battito forte dei nostri lettori (e dei nostri giornalisti), che non s’è mai fermato, trasmettendo nel tempo le emozioni di Atalanta-Malines, semifinale di Coppa delle Coppe. Trent’anni dopo ve la riproponiamo restituendo al calcio la sua faccia più bella. E degna.

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